Fabbricazione di mobili: a quali rischi sono maggiormente esposti i lavoratori?

Fabbricazione mobili: rischi principali e infortuni frequenti

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Il comparto manifatturiero è uno dei più rilevanti in Italia e include numerose tipologie di attività e, dunque, di lavoratori. Tra questi, rientrano anche i costruttori di mobili, compresi nella Sezione C Divisione 31 (C31 – “Fabbricazione di mobili”) della classificazione ATECO1 delle attività economiche. Proprio a loro guardiamo in questo articolo per tracciare il profilo dei lavoratori più di frequente esposti a rischi, ricostruire le dinamiche più comuni legate agli infortuni e approfondire il tema delle macchine fisse, spesso all’origine degli infortuni più gravi e non solo. 

Una panoramica generale

In Italia, sono presenti per queste attività 23.280 PAT e 126.781 addetti (dati Open Data INAIL2 consultabili mediante la modalità di lettura resa disponibile da CIIP3 per il periodo compreso tra il 2017 e il 2021). La dimensione media stimata è pertanto di 5,4 addetti4 per PAT5: nel lasso di tempo preso in esame, in queste attività risulta dunque occupato circa lo 0,76% di tutti i lavoratori. Se si considerano gli infortuni sul lavoro accaduti negli stessi anni, distinguendo i diversi tipi di accadimento e di conseguenze, è possibile stimare un tasso grezzo relativo agli eventi accaduti ogni 1.000 addetti in 12 mesi6. I risultati, relativi a 16.193 infortuni denunciati, sono presentati nella tabella seguente.

Per comprendere meglio i dati, mettiamoli a confronto con le attività classificate nella sezione ATECO “C-Attività manifatturiere” che, a livello nazionale, si compone di 532.237 PAT e 4.170.449 addetti con una media di 7.8 addetti per PAT.

Questi sono dati generali ma consentono già di osservare che le attività di “Fabbricazione di mobili” hanno un rischio di infortunio più alto rispetto alle attività manifatturiere per gli infortuni accaduti sul luogo di lavoro.

Altrettanto utile, per avere un quadro generale più completo, anche il confronto tra diversi territori, considerando sia le diverse distribuzioni di queste attività sia i diversi indici di infortunio.

La prima differenza che emerge riguarda il numero di aziende e di addetti, ma anche la dimensione media delle aziende.
Discordanze tra i territori si osservano anche relativamente agli indici infortunistici per i diversi tipi di infortunio: dati che suggeriscono l’opportunità di approfondire ulteriormente il tema in modo puntuale e circoscritto.

Entrando più nello specifico dei lavoratori, è possibile evidenziare alcuni caratteri ricorrenti tra le persone infortunate.
Per quanto riguarda il genere, ad esempio, risulta una netta prevalenza maschile, meno evidente per gli infortuni in itinere, con lievi differenze tra i territori.

La situazione in Emilia-Romagna

Per comprendere meglio la natura del fenomeno, restringiamo i confini della nostra analisi, limitandoci ad osservare quanto accade in Emilia-Romagna attraverso i dati resi disponibili da SIRP-ER7 per il periodo 2021- 2023. Con questo sistema di interrogazione, anch’esso basato su Dati INAIL, è possibile selezionare le attività con un maggior dettaglio e, ad esempio, approfondire i diversi tipi di attività che caratterizzano la divisione ATECO C31 in questo territorio.
Si nota così che le 4 sottocategorie in cui opera un numero maggiore di lavoratori sono: 

  • “C 31.01.2 Fabbricazione di altri mobili per ufficio e negozi”; 
  • “C 31.09.3 Fabbricazione di poltrone e divani”; 
  • “C 31.09.1 Fabbricazione di mobili per arredo domestico”; 
  • “C 31.09.4 Fabbricazione di parti e accessori di mobili”. 

La dimensione media delle aziende è inferiore a 10 addetti per tutte le sottocategorie.

Mettiamo ora a confronto il numero di addetti, il numero di infortuni riconosciuti per 1.000 addetti (Inf/add*1.000), la percentuale di infortuni riconosciuti e accaduti a lavoratori maschi, la percentuale di infortuni riconosciuti e accaduti a lavoratori nati in Italia. Considerando le 4 sottocategorie con il maggior numero di addetti, si conferma la prevalenza di infortunati maschi (pur con percentuale inferiore per “C 31093 Fabbricazione di poltrone e divani”) e si osserva una maggioranza di infortuni tra i lavoratori nati non in Italia per “C 31093 Fabbricazione di poltrone e divani”. 

Anche in questo caso, è possibile analizzare gli infortuni accaduti e proporre una lettura mediante indicatori di rischio (tasso grezzo di infortuni). Il profilo che emerge è simile a quanto rilevato con i dati nazionali, ovvero un rischio di infortunio più alto rispetto alle attività manifatturiere per gli accadimenti sul luogo di lavoro e per quelli in occasione di lavoro con mezzi di trasporto.

Il profilo delle persone infortunate

Cerchiamo ora di tracciare il profilo dei lavoratori infortunati, a partire dal genere: come si vede bene dal grafico sottostante, la prevalenza è nettamente maschile (91%).

Per quanto riguarda la nazione di nascita della persona infortunata, invece, risulta che il 65% degli infortunati è nato in Italia.

Relativamente all’età, si osserva un numero significativo di infortuni nella classe 20-24 anni (10% dei casi), con la concentrazione maggiore tra 40 e 59 anni (57% dei casi). Per un paragone più significativo, riportiamo anche il grafico relativo alle attività manifatturiere.

La distribuzione maggiore degli eventi infortunistici nelle classi di età più avanzate può essere sintomo di una consolidata cultura della sicurezza spesso errata, che porta questi lavoratori ad eseguire le lavorazioni sottovalutando il rischio ed applicando procedure e pratiche che non rispecchiano i principi della sicurezza e delle buone prassi, spesso frutto dell’abitudine a svolgere in quei modo il lavoro per anni.

La dinamica degli infortuni

Le informazioni sulle modalità di accadimento degli infortuni secondo la classificazione ESAW consentono di analizzare gli infortuni per le seguenti variabili: tipo di luogo, tipo di lavoro, attività fisica, agente materiale dell’attività fisica, deviazione rispetto alla norma, agente materiale deviazione, contatto che ha provocato i danni alla vittima, agente materiale contatto, sede della lesione, natura della lesione. Interroghiamo allora i dati del periodo 2021-2023 utilizzando proprio questi dettagli come lenti d’indagine. 

Nell’analisi che segue, organizzata per rispondere a una serie di domande, sono stati considerati insieme gli infortuni riconosciuti accaduti nel luogo di lavoro (542) e in occasione di lavoro con mezzo di trasporto (19), mentre sono stati esclusi gli infortuni in itinere (82). 

Quali sono i luoghi pericolosi?

Come è facile immaginare, il luogo in cui è avvenuto il maggior numero di infortuni è “Sito industriale” con il 77,89% degli accadimenti riconosciuti, il 72,19% di quelli gravi T40 e il 62,5% di quelli gravi PP16. All’interno del “Sito industriale”, gli eventi riconosciuti si sono verificati più spesso in “Luogo di produzione, officina, laboratorio” (59,8%) e in “Luogo dedicato principalmente al magazzinaggio, al carico, allo scarico” (13,5%).
Il 4,28% degli infortuni riconosciuti e il 6,62 di quelli gravi T40 sono avvenuti in “Mezzo di trasporto terrestre, strada/rotaia, privato o pubblico (treno, bus, automobile, ecc.)”.

Quali sono i lavori pericolosi?

In ordine di frequenza, le attività con maggior numero di infortuni sono state: “Produzione, trasformazione, trattamento” (44,91%); “Magazzinaggio” (15,86); “Installazione, preparazione, montaggio, smontaggio” (9,8%); “Circolazione, con o senza mezzi di trasporto” (9,6%).

Qual è l’attività svolta al momento dell’infortunio?

Le tipologie di attività fisica in corso al momento dell’infortunio sono varie. Per gli infortuni riconosciuti si rilevano, in particolare:

  • “Camminare, correre, salire, scendere, ecc.” (14,09%); 
  • “Trasporto a mano di carichi (portare)” (11,2%); 
  •  “Trasporto verticale, sollevare, alzare, portare in basso un oggetto” (9,3%); 
  • “Condurre un mezzo di trasporto o un’attrezzatura di movimentazione – mobile e motorizzato/a”, (8,4%); 
  • “Lavorare con utensili a mano manuali” (3,9%);
  •  “Fare movimenti sul posto” (3,4%); 
  • “Movimenti – non precisato” (2,9%); 
  • “Manipolazione di oggetti – non precisato” (2,8%); 
  •  “Trasporto manuale – non precisato” (2,8%); 
  • “Condurre un mezzo di trasporto o un’attrezzatura di movimentazione – mobile e non motorizzato/a” (2,4).

A quali oggetti si associano gli infortuni?

Macchine, materiali, utensili sono coinvolti nel 57,21% degli infortuni riconosciuti (45,69% di quelli gravi T40, 50% di quelli gravi PP16): una percentuale che indica chiaramente la presenza di un lavoro manuale intenso.

Più nello specifico, sono coinvolti in particolare:

  • Macchine e attrezzature fisse; Macchine di lavorazione – per tagliare, fendere, rifilare (comprese le presse per tagliare, le cesoie, le taglierine, taglio al cannello); 
  • Carichi – movimentati a mano; Pezzi lavorati o elementi, utensili di macchine (compresi i frammenti e le scaglie provenienti da tali agenti materiali); Materiali di costruzione; 
  • Utensili a mano – senza motore; Utensili tenuti o manovrati a mano – meccanizzati.

Inoltre, nel 10% dei casi, l’agente materiale coincide con i “mobili”: in questa attività, dove i mobili si costruiscono, potrebbero essere anch’essi materiali lavorati o da lavorare.

[H3]. Qual è stata la deviazione dalla norma?

In tutti gli infortuni qualcosa è andato storto, ovvero si è verificata una “deviazione rispetto alla norma” o rispetto a quello che ci si aspettava. Dunque cosa è successo?
Le principali “deviazioni” sono state: “Perdita di controllo totale o parziale di una macchina, di un mezzo di trasporto/attrezzatura di movimentazione, di un utensile a mano o oggetto” (27,09% degli infortuni riconosciuti). In particolare: “Perdita di controllo totale o parziale di utensile a mano (motorizzato o no) nonché del materiale lavorato dall’utensile”, “Perdita di controllo totale o parziale di oggetto (portato, spostato, movimentato, ecc.)”, “Perdita di controllo totale o parziale di mezzo di trasporto/di attrezzatura di movimentazione (motorizzato o no)”, “Perdita di controllo totale o parziale di macchina (ivi compreso l’avviamento intempestivo) nonché del materiale lavorato”.

Segue “Movimento del corpo senza sforzo fisico (che porta generalmente a una lesione esterna)” (24,42% degli infortuni), soprattutto: “Movimenti scoordinati, gesti intempestivi, inopportuni”.

Ancora: “Movimento del corpo sotto sforzo fisico (che porta generalmente ad una lesione interna)” (18,89%). In particolare: “Sollevando, portando o alzandosi”, “Passo falso, torsione di gamba o caviglia, scivolamento senza caduta”, “Movimento del corpo sotto sforzo fisico (che porta generalmente ad una lesione interna) – non precisato”.

E inoltre “Rottura, frattura, scoppio, scivolamento, caduta, crollo dell’agente materiale” (9,98%), nello specifico: “Scivolamento, caduta, crollo di agente materiale posto al di sopra (che cade sulla vittima)”, “Rottura, esplosione con produzione di schegge (legno, vetro, metallo, pietra, plastica, altro)”.

Infine, il 7,30% degli infortuni è stato conseguenza di “Scivolamento o inciampamento – con caduta di persona” sia “Scivolamento o inciampamento – con caduta di persona – allo stesso livello” o “Caduta di persona dall’alto”.

Quali professioni?

Particolarmente significativa anche la panoramica delle professioni degli infortunati: un’informazione che getta luce anche sulle dinamiche degli infortuni appena analizzate. Sono 141 le diverse voci professionali e di queste si riporta di seguito l’elenco delle prime 24, coinvolte nel 65% dei casi.

Gli esiti sul corpo

Macchine, carichi, forza di gravità, esplosioni… quando accade una deviazione, diversi fattori entrano in gioco e non sempre siamo in grado di prevedere con quali effetti sul corpo e sulla vita in generale. Può trattarsi di un infortunio lieve, di un evento che causa molti giorni di inabilità temporanea all’abituale mansione, oppure un accadimento che provoca invalidità permanenti o addirittura, nei casi più gravi, la morte: purtroppo non è mai possibile valutarlo in anticipo.
Ogni parte del nostro corpo può essere coinvolta, alcune più di frequente, altre con conseguenze più gravi.

Sede della lesione

Le zone del corpo maggiormente colpite tra chi lavora nella fabbricazione di mobili: 

  • arti superiori (56%), soprattutto dita (23%), mano (18,7%), braccio/gomito (5,17%), polso (4,63), spalla (4,1%); 
  • arti inferiori (20,5%) suddivisi in gamba/ginocchio (8,02%), piede (5,7%), caviglia (5,17);
  • testa (7,66%) e in particolare occhi (3,39%);
  • schiena, colonna vertebrale e vertebre della schiena incluse (6,24%).

Tipi di lesione

L’85% delle lesioni sono riconducibili a 3 tipi principali: “Ferite e lesioni superficiali” (55,79%), “Lussazioni, distorsioni e stiramenti” (16,93%), “Fratture ossee” (12,29%).
Alle fratture ossee sono associati la maggior parte degli infortuni con una invalidità permanente superiore al 16% (62,5% degli infortuni gravi PP16).

Questa panoramica, oltre a fornire dati oggettivi sulle circostanze in cui si verificano gli infortuni più frequenti e sui loro esiti, deve farci riflettere sulle misure di prevenzione che, per quanto sicuramente adottate, non sempre sono sufficienti o sufficientemente capillari. E questa è una responsabilità che riguarda il singolo ma che coinvolge – nelle sue premesse e nelle sue conseguenze – tutta la comunità. 


Note all’articolo

  1. ATECO – L’ATECO è la classificazione delle attività economiche adottata dall’Istat per finalità statistiche, cioè per la produzione e la diffusione di dati statistici ufficiali. Il codice ATECO di basa su 6 livelli che indicano: sezioni (lettere), divisioni, gruppi, classi, categorie, sottocategorie.
  2. Open Data INAIL – Fra gli Open Data INAIL, i dati semestrali contengono le informazioni più complete disponibili sulle denunce di infortunio e malattia professionale inclusi il riconoscimento delle domande, le giornate di indennizzo, le eventuali invalidità permanenti e la diagnosi della malattia.
  3. CIIP – Su iniziativa della CIIP – Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione – è accessibile a tutti una modalità di lettura degli Open Data pubblicati da INAIL sugli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Sono disponibili i dati semestrali 2017-2022 estrazione del 31/10/2022.
  4. Addetti – Gli addetti diffusi da INAIL non sono soggetti fisici, ma sono stimati a partire dalle masse salariali e rapportati all’intero anno. Si tratta di annualità salariali calcolate in base al salario per attività produttiva (ATECO) e provincia.
  5. PAT – Le PAT sono Posizioni Assicurative Territoriali, cioè indirizzi fisici dove vengono raggruppate le singole polizze assicurative. Una PAT non è assimilabile a un’unità produttiva perché può anche essere accentrata in altre sedi o nella sede legale.
  6. Tipi di accadimento e di conseguenze – Occasione di lavoro – Per infortunio in occasione di lavoro si intende un evento accaduto durante l’orario di lavoro, anche se ci si stava spostando dalla sede dell’azienda per lavoro. Stradale – Per infortunio stradale di intendono gli infortuni accaduti nelle principali vie di comunicazioni (stradali, ferroviarie, aeree e navali). Infortunio in itinere – È infortunio in itinere l’infortunio che si verifica lungo il tragitto casa-lavoro o luogo di ristoro e viceversa. T40 e PP16 – Gli infortuni gravi T40 sono quelli che hanno comportato un’assenza dal lavoro maggiore di 40 giorni o conseguenze più gravi come postumi permanenti o la morte del lavoratore. Gli infortuni gravi PP16 sono quelli che hanno comportato un’invalidità superiore al 15%. (Per gli infortuni gravi, l’ultimo anno considerato non è significativo. Per questa tipologia di infortuni è necessario molto tempo per l’esatta valutazione dei postumi (esiti permanenti), e inoltre è frequente il contenzioso in sede civile per stabilire l’entità oppure per stabilire il nesso causale fra danno e attività lavorativa.)
  7. SIRP-ER. Il Sistema Informativo per la Prevenzione della Regione Emilia-Romagna è un portale che riunisce e rende fruibile il ricco patrimonio informativo disponibile sulla salute dei lavoratori.

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