Macchinari e attrezzature fisse sono essenziali per chi si occupa di fabbricazione di mobili e falegnameria (codice ATECO C311). Tuttavia, come ogni altro strumento di lavoro, possono nascondere insidie ed esporre a potenziali rischi di infortunio. Come abbiamo visto, infatti, nella sola Emilia-Romagna per il periodo 2021-2023, macchine, materiali e utensili sono coinvolti nel 57,21% degli infortuni riconosciuti. In questo articolo ci soffermiamo proprio su questa tipologia di accadimenti, per comprenderne meglio la dinamica e stimolare considerazioni e valutazioni su metodi di lavoro e la possibile applicazione di interventi preventivi.
Macchine e attrezzature fisse: quanto incidono sugli infortuni nel settore?
Prendiamo in esame il decennio 2014-2023, sempre per la Regione Emilia-Romagna. In questo arco di tempo, gli infortuni accaduti mentre si lavorava con “Macchine e attrezzature fisse” sono stati il 7,45% di quelli riconosciuti, il 9,16% di quelli gravi T40 e il 12,54% di quelli gravi PP162. In valore assoluto ci sono stati 150 infortuni riconosciuti, 50 infortuni gravi T40, 3 infortuni gravi PP16. A prima vista, questi dati potrebbero far pensare che, in fondo, gli infortuni associati ai macchinari non siano poi molto numerosi. La prospettiva però cambia se consideriamo il numero di addetti: il confronto con le altre attività economiche ci mostra infatti che nella “Fabbricazione di mobili” si sono verificati 20,5 casi ogni 1.000 addetti per anno, mentre per l’insieme di tutte le attività economiche si sono registrati 9,1 casi ogni 1.000 addetti per anno: un rischio doppio rispetto alle altre attività.
Cerchiamo ora di analizzare le modalità e le conseguenze di questa particolare tipologia di infortuni.
Falegnameria e fabbricazione di mobili: gli infortuni gravi e mortali
Grazie al sistema di sorveglianza nazionale degli infortuni mortali e gravi sul lavoro Infor.MO3, e ai dati resi disponibili dal Sistema Informativo per la Prevenzione della Regione Emilia-Romagna (SIRP-ER4) è possibile conoscere i dettagli di questi accadimenti.
In questa sede, ne abbiamo estrapolati due – descritti più nello specifico nell’Approfondimento dedicato – significativi per ragioni diverse.
Il primo infortunio è avvenuto nel 2006 e ha causato il decesso di un giovane lavoratore. Leggendo ciò che è accaduto, emerge con forza la carenza strutturale della macchina, ma anche la diffusa accettazione della situazione pericolosa.
Il secondo infortunio è avvenuto nel 2019 e ha coinvolto una persona “esperta”. In questa seconda circostanza si evidenzia come la consapevolezza di quello che potrebbe accadere, anche quando le macchine sono di per sé sicure, sia una competenza fondamentale ma forse non compresa e non coltivata a sufficienza.
La descrizione di questi (e di ogni altro infortunio mortale) e la tremenda semplicità degli eventi che, in pochi istanti, possono causare la fine di una vita, suscita interrogativi e dubbi, e impone una riflessione personale e collettiva circa gli interventi concreti necessari a evitare che questi episodi si ripetano di nuovo.
Gli altri infortuni con macchine e attrezzature fisse
Anche gli infortuni che non hanno avuto esito mortale possono rivelarci aspetti ed elementi perfezionabili e invitarci a ragionare sulle possibili azioni di prevenzione e correzione eventualmente applicabili. Riprendiamo dunque i dati dell’Emilia-Romagna per porci alcune domande utili per un’analisi trasversale del fenomeno:
- quali professioni, all’interno del comparto C16, sono maggiormente correlate all’uso di macchine e attrezzature fisse?
- quali macchine si associano con più frequenza agli infortuni?
- qual è la causa degli accadimenti?
- quale invece la deviazione dalla norma?
- che tipo di lesione provocano gli infortuni rilevati?
- in quale parte del corpo?
Le risposte forniscono un quadro chiaro dei rischi e delle circostanze in cui avvengono questi episodi.
Quali professioni?
Le principali professioni coinvolte sono state “Falegname” e “Falegname mobiliere”, ma non sono le uniche: di seguito presentiamo le voci professionali più frequenti e che complessivamente hanno riguardato il 53% degli infortuni.

Quali macchine?
La tabella seguente evidenzia che il 55% degli infortuni riconosciuti è avvenuto in 5 tipi di macchine.

La causa
Il “contatto con agente materiale tagliente, appuntito, duro, abrasivo” ha provocato il 53% degli infortuni riconosciuti e il 52% di quelli gravi con prognosi superiore a 40 giorni (T40). “Incastramento, schiacciamento, ecc.” è all’origine invece di 3 casi di infortuni con postumi permanenti superiori a 16% (PP16).


La deviazione dalla norma
Sono due le principali deviazioni rispetto all’atteso che hanno portato all’infortunio: “Movimento del corpo senza sforzo fisico (che porta generalmente a una lesione esterna)” e “Perdita di controllo totale o parziale di una macchina, di un mezzo di trasporto/attrezzatura di movimentazione, di un utensile a mano o oggetto, di un animale”. Sono alla base di oltre l’80% dei casi.


Tipi di lesione
“Ferite e lesioni superficiali” sono le lesioni più frequenti (73,3%) seguite da “Fratture ossee” (8% dei casi riconosciuti e 16% di quelli gravi T40).

Sede della lesione
Gli arti superiori sono stati la sede più frequente delle lesioni (83,33% degli infortuni riconosciuti), in particolare con interessamento di dita (49,3%) e mano (26%).




Cosa ci dicono i dati?
Dunque, nel complesso, cosa ci dicono questi dati? In primo luogo, ci mostrano la fotografia di ciò che è accaduto. Sicuramente molte attività di prevenzione sono state svolte e molti infortuni sono stati prevenuti, ma – di fronte a un’incidenza tuttora elevata (ricordiamo che dietro ai numeri ci sono sempre delle persone!) – qualcosa ancora può e deve essere fatto. Sia per non diminuire i livelli di sicurezza attuali, sia per ridurre ulteriormente gli infortuni da macchine in questo settore, e non solo. Oltre alla fondamentale consapevolezza da parte di tutti, è pertanto fondamentale sapere e opportuno richiamare i principi di prevenzione quando si lavora con le macchine: verificare che siano conformi alla normativa attuale e dunque provviste di tutti i requisiti essenziali di sicurezza; che siano manutentate periodicamente secondo le indicazioni dei fabbricanti; e siano utilizzate dagli operatori con i dispositivi di sicurezza previsti e le protezioni eventualmente in dotazione.
Note all’articolo
- ATECO – L’ATECO è la classificazione delle attività economiche adottata dall’Istat per finalità statistiche, cioè per la produzione e la diffusione di dati statistici ufficiali. Il codice ATECO di basa su 6 livelli che indicano: sezioni (lettere), divisioni, gruppi, classi, categorie, sottocategorie.
- Tipi di accadimento e di conseguenze – Occasione di lavoro – Per infortunio in occasione di lavoro si intende un evento accaduto durante l’orario di lavoro, anche se ci si stava spostando dalla sede dell’azienda per lavoro. Stradale – Per infortunio stradale di intendono gli infortuni accaduti nelle principali vie di comunicazioni (stradali, ferroviarie, aeree e navali). Infortunio in itinere – È infortunio in itinere l’infortunio che si verifica lungo il tragitto casa-lavoro o luogo di ristoro e viceversa. T40 e PP16 – Gli infortuni gravi T40 sono quelli che hanno comportato un’assenza dal lavoro maggiore di 40 giorni o conseguenze più gravi come postumi permanenti o la morte del lavoratore. Gli infortuni gravi PP16 sono quelli che hanno comportato un’invalidità superiore al 15%. (Per gli infortuni gravi, l’ultimo anno considerato non è significativo. Per questa tipologia di infortuni è necessario molto tempo per l’esatta valutazione dei postumi (esiti permanenti), e inoltre è frequente il contenzioso in sede civile per stabilire l’entità oppure per stabilire il nesso causale fra danno e attività lavorativa).
- Infor.MO. è un sistema di sorveglianza nazionale degli infortuni mortali e gravi sul lavoro, nato grazie a un progetto di ricerca sperimentalmente avviato dall’Ispesl e dal Ministero della Salute, alla cui realizzazione hanno collaborato i principali soggetti istituzionalmente preposti alla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, specificamente il Servizio Sanitario Nazionale, attraverso gli Assessorati regionali alla sanità e i Dipartimenti di prevenzione delle Asl, l’Ispesl, l’Inail, con il contributo delle Parti Sociali.
- SIRP-ER. Il Sistema Informativo per la Prevenzione della Regione Emilia-Romagna è un portale che riunisce e rende fruibile il ricco patrimonio informativo disponibile sulla salute dei lavoratori.