Le lavanderie rientrano nella macro categoria dei cosiddetti “Servizi alla persona” (codice ATECO S 96): un gruppo di attività di cui fanno parte, ad esempio, anche i saloni di acconciatori ed estetisti, le pompe funebri e le lavanderie professionali. Proprio a quest’ultimo segmento guardiamo oggi, per approfondire i rischi correlati al lavoro e le malattie professionali più frequenti. Per farlo, prendiamo come esempio l’Emilia-Romagna, i cui dati (resi disponibili da SIRP-ER1) possono aiutare a comprendere una situazione più ampia e generalizzata.
Lavanderie: una distinzione necessaria
La classe “S 96.01 Lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia” comprende 974 aziende e 5.186 addetti (la media si riferisce al periodo 2019-2023), che corrisponde all’8% delle aziende e al 21% degli addetti delle “Altre attività di servizi per la persona”.
All’interno di questa categoria, sono però considerate due tipologie di attività molto diverse:
- le “lavanderie industriali”, (S 96.01.1) operano per clienti in settori dove grandi volumi di bucato come lenzuola, asciugamani, uniformi e tovaglie devono essere trattati in modo regolare ed efficiente: sanità, alberghi e ristoranti, industria, commercio, servizi (es. scuole, istituti di pena, comunità militari, sociali e religiose). Sono in genere aziende di grandi dimensioni con organizzazione e tecnologia specifiche, compreso un servizio di trasporto del materiale presso i clienti;
- le “altre lavanderie” (S 96.01.2) si tratta solitamente di piccole realtà che lavorano per singole persone con tecnologie e organizzazioni più semplici. Queste sono sicuramente più familiari a tutti.

Entriamo dunque nel dettaglio di queste tipologie, cercando di mantenere evidente la distinzione tra le due.
Le attività economiche
La prima differenza che emerge è la dimensione media delle aziende: 17,3 addetti in media per le lavanderie industriali; 1,7 addetti in media per le altre lavanderie.

Gli infortuni nelle lavanderie industriali e non: una panoramica
Grazie agli indicatori di rischio (tasso grezzo di infortuni) è possibile analizzare gli infortuni accaduti e proporre una lettura critica di quanto accaduto nel periodo preso in esame.

Da questi primi dati, emerge come la frequenza di infortuni non sia molto dissimile fra le due categorie di attività, per quanto risulti lievemente superiore per le lavanderie industriali.
Il confronto con le “Attività manifatturiere” nel loro complesso di questo territorio evidenzia che per queste attività vi è un rischio di infortunio inferiore rispetto agli eventi accaduti nel luogo di lavoro.

Il genere delle persone infortunate
Se consideriamo il genere della persona infortunata, risulta una presenza femminile maggiore per gli infortuni nelle “Altre lavanderie”, molto accentuata soprattutto per gli infortuni in itinere. Un dato che indica la prevalenza di lavoratrici in queste attività.
Osservando gli infortuni in occasione di lavoro con mezzo di trasporto per le “lavanderie industriali”, si nota invece una netta prevalenza maschile: questi accadimenti devono essere avvenuti durante il trasporto di materiali verso le aziende clienti.
In ogni caso, questa categoria conta molte più lavoratrici donne rispetto alle altre attività manifatturiere.


La nazionalità di provenienza
Altrettanto interessante è la nazione di nascita delle persone infortunate: osservando questo dato, risulta infatti una presenza marcata di lavoratori nati in paesi diversi dall’Italia nelle lavanderie industriali, soprattutto per gli infortuni con mezzo di trasporto.

L’età delle persone infortunate
Infine, è possibile soffermarsi sul numero di infortuni riconosciuti per le diverse fasce di età per le due attività.

La dinamica degli infortuni: cos’è accaduto?
La classificazione ESAW2 permette di analizzare gli infortuni per diverse variabili: tipo di luogo, tipo di lavoro, attività fisica, agente materiale dell’attività fisica, deviazione rispetto alla norma, agente materiale deviazione, contatto che ha provocato i danni alla vittima, agente materiale contatto, sede della lesione, natura della lesione. Dati importanti per ricostruire la dinamica degli incidenti e trarre qualche prima conclusione.
Prendiamo dunque in considerazione gli infortuni accaduti nel luogo di lavoro e in occasione di lavoro con mezzo di trasporto (escludendo pertanto gli infortuni in itinere) sempre relativi al territorio della Regione Emilia-Romagna e al periodo 2019-2023.
Consideriamo insieme le attività di questa classe, senza dimenticare però che l’80% degli infortuni sono avvenuti in “Lavanderie industriali”.
Quali sono i luoghi pericolosi
Il 66% degli infortuni avviene in “Sito industriale” (43% in Luogo di produzione, officina, laboratorio; 9% in Area destinata ad operazioni di manutenzione o riparazione; 8% in Luogo dedicato principalmente al magazzinaggio, al carico, allo scarico).
Il 12% accade in “Luogo di attività terziaria, ufficio, luogo di svago, varie” di cui il 6% in “Luogo di vendita, piccolo o grande (compresa la vendita ambulante)”. Infine, il 9% succede in luogo pubblico, di cui il 7% in “Mezzo di trasporto terrestre, strada/rotaia, privato o pubblico (treno, bus, automobile, ecc.)”.

Quali sono i lavori pericolosi
“Produzione, trasformazione, trattamento, magazzinaggio – di ogni tipo” sono le attività in cui si verifica la maggior parte degli infortuni (44%) e, più nel dettaglio, durante la “Produzione, trasformazione, trattamento – di ogni tipo” (24%) e il “Magazzinaggio – di ogni tipo” (15%).
Alla “Circolazione, con o senza mezzi di trasporto” è associato invece il 22% degli infortuni. Il 17% degli infortuni sono invece accaduti durante “Attività complementari”, ovvero: “Pulizia di locali, di macchine – industriale o manuale” (6%); “Manutenzione, riparazione, registrazione, messa a punto” (5%), “Installazione, preparazione, montaggio, smontaggio” (5%).

Cosa stava facendo la persona al momento dell’infortunio
La prima causa degli infortuni è attribuita a “Movimenti” (28% degli infortuni riconosciuti e 35% degli infortuni gravi T40). Particolarmente rilevante è “Camminare, correre, salire, scendere, ecc.” associato al 18% degli infortuni riconosciuti e al 23% di quelli gravi T40. “Fare movimenti sul posto” è associato al 4% degli infortuni riconosciuti e al 6% di quelli gravi.
La seconda causa di infortuni (23% dei casi) è riconducibile invece a “Manipolazione di oggetti”, tra cui il “Prendere in mano, afferrare, strappare, tenere in mano, deporre – su un piano orizzontale” è determinante per il 9% degli infortuni.
“Trasporto manuale” causa il 17% degli infortuni e in particolare “Trasporto verticale, sollevare, alzare, portare in basso un oggetto” è associato al 9% dei casi, “Trasporto a mano di carichi (portare)” al 4%.
“Alla guida, a bordo di un mezzo di trasporto/attrezzatura di movimentazione” causa il 10% degli infortuni, soprattutto “Condurre un mezzo di trasporto o un’attrezzatura di movimentazione – mobile e non motorizzato” (6% dei casi) e il restante 4% è legato a “Condurre un mezzo di trasporto o un’attrezzatura di movimentazione – mobile motorizzato”.
“Lavoro con utensili a mano” provoca invece il 5% degli infortuni: il 3% “Lavorare con utensili a mano manuali” e il restante 2% “Lavorare con utensili a mano motorizzati”.

Con quali oggetti si stava lavorando
“Materiali, oggetti, prodotti, elementi costitutivi di macchine, detriti, polveri” sono coinvolti nel 21% degli infortuni, di cui il 13% “Carichi movimentati a mano”. Anche in questa attività, come nel caso degli acconciatori, gli edifici hanno un ruolo rilevante: “Edifici, costruzioni, superfici – a livello (interni o esterni, fissi o mobili, temporanei o meno) nel 16% degli infortuni riconosciuti e nel 23% di quelli gravi; “Edifici, costruzioni, superfici – in altezza (interni o esterni)” nell’4% degli infortuni riconosciuti e nel 3% di quelli gravi.
“Dispositivi di convogliamento, trasporto e stoccaggio” sono coinvolti nel 15% degli infortuni riconosciuti (in particolare “Dispositivi mobili di movimentazione, carrelli di movimentazione (con o senza motore) – carriola, carrello a forche, ecc.” nel 6% e “Imballaggi vari, piccoli e medi, mobili (benne, recipienti vari, bottiglie, casse, estintori)” nel 4%.
“Macchine e attrezzature – fisse” sono coinvolte nel 8% degli infortuni mentre “Oggetti personali, indumenti” riguardano il 7% degli infortuni.

Cosa è andato storto
Se guardiamo alle deviazioni rispetto alla norma, emerge che le prime sono:
- “Movimento del corpo senza sforzo fisico” (che porta generalmente a una lesione esterna) nel 25% degli infortuni riconosciuti e nel 22% degli infortuni gravi. Qui si contano in particolare “Movimenti scoordinati, gesti intempestivi, inopportuni” per il 22% degli infortuni riconosciuti e per il 19% di quelli gravi;
- “Movimento del corpo sotto sforzo fisico” che solitamente causa una lesione interna: 24% degli infortuni riconosciuti e 22% degli infortuni gravi e, nello specifico, “Passo falso, torsione di gamba o caviglia, scivolamento senza caduta” (9% degli infortuni riconosciuti e 13% degli infortuni gravi) e “Sollevando, portando o alzandosi” (8% degli infortuni riconosciuti e 3% degli infortuni gravi).
Seguono poi: “Scivolamento o inciampamento – con caduta di persona” che ha provocato il 14% degli infortuni riconosciuti e il 23% di quelli gravi, in particolare “Scivolamento o inciampamento – con caduta di persona – allo stesso livello” (10% degli infortuni riconosciuti e 16% di quelli gravi); “Perdita di controllo totale o parziale di una macchina, di un mezzo di trasporto/attrezzatura di movimentazione, di un utensile a mano o oggetto, di un animale” con il 14% degli infortuni riconosciuti. E, infine, “Rottura, frattura, scoppio, scivolamento, caduta, crollo dell’agente materiale” alla base del 7% degli infortuni riconosciuti.

Le lesioni riscontrate
Ma quali sono le lesioni riscontrate? Il tipo più frequente sono le “Ferite e lesioni superficiali” (50% degli infortuni riconosciuti), seguito da “Lussazioni, distorsioni e stiramenti” (23% degli infortuni riconosciuti) che consistono soprattutto in “Distorsioni e stiramenti” (21% degli infortuni riconosciuti).
Al terzo posto ci sono le “Fratture ossee” (13% degli infortuni riconosciuti e 31% di quelli gravi). Il 5% degli infortuni hanno causato “Ustioni, scottature e congelamenti” e in particolare “Ustioni e scottature (termiche)” nel 4% degli infortuni riconosciuti e nel 6% di quelli gravi e “Ustioni chimiche (corrosioni)” nell’1% degli infortuni riconosciuti.
La sede della lesione più frequente è “Arti superiori” (45% degli infortuni riconosciuti e 46% di quelli gravi): dita (15%), mano (10%), spalla (7%), braccio gomito incluso (6%), polso (5%),
Gli “Arti inferiori” sono la sede del 23% degli infortuni riconosciuti e del 33% di quelli gravi: gamba ginocchio incluso (9% degli infortuni riconosciuti e 17% di quelli gravi), piede (4%), caviglia (6% degli infortuni riconosciuti e 10% di quelli gravi).
Lesioni di “Testa” sono presenti nel 10% dei casi: “Testa (caput), cervello, nervi cranici e vasi cerebrali” nel 5% dei casi; “Occhi” nel 3% dei casi. Lesioni di “Schiena, colonna vertebrale e vertebre della schiena incluse” sono presenti nel 9% degli infortuni.


Quali professioni sono state coinvolte
Nel complesso, le professioni coinvolte sono state 59 e le 10 più frequenti corrispondono all’80% degli infortuni. Le presentiamo di seguito.

Un elenco completo rende evidente la complessità di queste aziende, in particolare delle lavanderie industriali.

Le malattie professionali nelle lavanderie
Per avere un quadro completo della salute e della sicurezza dei lavoratori di questo comparto, oltre agli infortuni è importante considerare anche le malattie professionali riscontrate sempre nel periodo in esame e sempre per la regione Emilia-Romagna.
In questa fascia di tempo e territorio, risultano denunciati all’INAIL 284 casi di malattie di sospetta origine professionale e di queste 125 sono state riconosciute. La maggior parte si riscontra in addetti delle lavanderie industriali (86% delle malattie denunciate e 87% di quelle riconosciute).
La differenza fra lavanderie industriali e altre lavanderie è evidente anche se si considera il numero stimato di addetti. Risultano infatti denunciati 61 casi ogni 1.000 addetti nelle lavanderie industriali e 33 casi ogni 1.000 addetti nelle altre lavanderie. Una differenza analoga emerge anche considerando le malattie riconosciute (27 casi ogni 1.000 addetti per le lavanderie industriali e 13 casi ogni 1.000 addetti nelle altre lavanderie).
La maggior parte sono malattie di lavoratrici e nella fascia di età tra 51 e 60 anni.

Causa e sede delle malattie professionali
Il 94% delle malattie denunciate e il 97% di quelle definite positivamente (ovvero riconosciute) è riconducibile a sovraccarico biomeccanico.
In particolare, le malattie riconducibili a sovraccarico biomeccanico dell’arto superiore sono il 60% di quelle denunciate e il 70% di quelle riconosciute. Con ulteriore dettaglio, le malattie della spalla sono le più frequenti (35% delle denunciate e 47% di quelle riconosciute).
Cosa ci dicono tutti questi dati? Oltre a fornirci uno spaccato del tipo di persona e del tipo di lavoro svolto all’interno della categoria – con le dovute differenze operative – ci raccontano di realtà e situazioni professionali dove è ancora possibile e necessario intervenire per aumentare la consapevolezza di chi lavora e le misure di prevenzione e sicurezza dell’ambiente circostante. Un intervento corale che va a vantaggio di tutti.
Note all’articolo:
1. SIRP-ER – Il Sistema Informativo per la Prevenzione della Regione Emilia-Romagna è un portale che riunisce e rende fruibile il ricco patrimonio informativo disponibile sulla salute dei lavoratori.
2. ESAW = Statistiche europee degli infortuni sul lavoro. Classifica in particolare: tipo di lesione; parte del corpo lesa; tipo di luogo; tipo di lavoro; attività fisica specifica; agente materiale dell’attività fisica specifica; deviazione; agente materiale della deviazione; contatto – modalità di lesione; agente materiale del contatto – modalità di lesione.