Addetti alla logistica e magazzinieri: le malattie professionali più comuni

Malattie professionali e logistica: una panoramica

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Infortuni e malattie professionali non sono la stessa cosa. Può sembrare un’affermazione banale ma non lo è se si considera che a fare le spese di entrambi sono lavoratori e lavoratrici, ovvero persone. I due accadimenti si distinguono per la causa che li genera e la velocità di insorgenza dei loro effetti: nel caso degli infortuni, si tratta di una causa immediata,violenta e improvvisa, che provoca danni fisici o psicologici nell’immediato; mentre nelle malattie professionali l’agente provocatore è correlato ai rischi tipici della mansione lavorativa svolta e manifesta i suoi danni dopo un grande periodo di latenza (mesi o addirittura anni). Se agli infortuni facciamo più caso – soprattutto quando eclatanti o, peggio ancora, mortali – alle malattie professionali tendiamo ad essere invece meno sensibili, forse perché risultano meno evidenti. Eppure, esistono e meritano un’attenzione particolare a tutti i livelli e in tutti i mestieri. Compresi quelli del settore logistico: spedizionieri, addetti al trasporto e magazzinieri infatti sono esposti a malattie professionali strettamente legate alla loro attività: vediamo quali sono le più frequenti e cosa ci dicono sullo stato di salute e sicurezza del comparto.   

Le malattie professionali del settore logistico: il caso dell’Emilia-Romagna

Per analizzare la situazione e trarre qualche conclusione generale, soffermiamoci sul caso dell’Emilia-Romagna, i cui dati sono resi disponibili dal sistema SIRP-ER1. Nel periodo 2021-2023 per le attività di “Magazzinaggio, deposito e attività di supporto ai trasporti” (H 52 del codice ATECO2) in questa regione sono state denunciate all’INAIL 347 sospette malattie professionali. Di queste, 89 sono poi state confermate e per questo sono dette malattie “riconosciute”. Entriamo più nel dettaglio per capirne la natura e l’origine. 

Cause principali

La maggior parte delle malattie rilevate (il 92%) è riconducibile ai fattori di rischio da sovraccarico biomeccanico che, come abbiamo visto anche dai dati della sorveglianza sanitaria per la logistica, interessano la maggior parte dei lavoratori.
Per queste attività, tuttavia, la percentuale di malattie riconosciute rispetto a quelle denunciate è inferiore a quella degli altri comparti. Risultano infatti accertate il 25,6% per tutte le tipologie di malattie e il 25,7% per quelle attribuibili al sovraccarico biomeccanico. Per gli altri comparti e attività sono invece definite positivamente il 42,9% considerando tutti i tipi di malattia e il 43,6% se si considerano le malattie attribuibili al sovraccarico biomeccanico.

Età delle persone con malattia professionale accertata

Entriamo ora nel merito dei casi di malattia da sovraccarico biomeccanico denunciati e, a seguire, di quelli riconosciuti, suddividendoli per classe di età. Come si può notare dal grafico, ci sono casi già per le prime classi, ma con una prevalenza per le classi di età 41-50 e 51-60 e una distribuzione analoga tra casi denunciati e riconosciuti.

Le parti del corpo più colpite

Analizziamo ora i principali distretti del corpo interessati dalle malattie da sovraccarico biomeccanico. Arti superiori e rachide sono quelli più coinvolti, sebbene emerga la bassa percentuale di riconoscimento per entrambe.

Se ci soffermiamo sulle malattie professionali che hanno coinvolto l’arto superiore si nota che la maggior parte riguarda la spalla, ma anche in questo caso la percentuale di riconoscimento rimane piuttosto bassa.

Cosa significano i dati sulle malattie professionali?

Da questa rapida analisi dei casi di malattia professionale denunciati e riconosciuti in Emilia-Romagna, emerge la coerenza tra tipo di malattia e tipo di infortunio rilevato anche dai dati della sorveglianza sanitaria.
Ma come mai le malattie professionali sono così scarsamente riconosciute? Avanziamo l’ipotesi che si possa trattare di un rischio sottovalutato o non correttamente individuato nei documenti ufficiali aziendali di valutazione dei rischi. Cosa che, a sua volta, avrebbe come conseguenza una prevenzione inadeguata. Ovviamente, questa supposizione – per quanto probabile –  andrebbe verificata all’interno di ogni azienda da parte di ogni operatore con ruolo di prevenzione. 

Ma conoscere i dati e cercarne le ragioni può essere utile per attivare un “campanello d’allarme” e adottare procedure e comportamenti migliorativi della situazione in essere, in Emilia-Romagna e in Italia in generale.


Note all’articolo:

  1. Dal 7 giugno 2024 è stato pubblicato nel Sistema Informativo Regionale per la Prevenzione (SIRP ER) un sistema di interrogazione che affianca quello già disponibile relativo ai Flussi Informativi. È infatti presente una sezione specifica relativa ai dati delle comunicazioni ex art. 40 che consente ricerche, monitoraggio, programmazione della prevenzione a tutte le figure della prevenzione a livello sistemico. Può anche consentire a singole aziende e unità produttive riflessioni e confronti per le proprie scelte di prevenzione. La possibilità di incrociare i dati delle aziende con sorveglianza sanitaria dai medici competenti, con le anagrafiche delle aziende assicurate da INAIL e presenti nei Flussi Informativi che già alimentano il SIRP E-R, permette al sistema di attribuire la quasi totalità dei codici ATECO e colma la più grande lacuna dei dati dell’allegato 3B e ciò che ne ha impedito un più largo utilizzo operativo. Naturalmente rimangono alcune lacune, la più evidente delle quali è la mancanza dei codici Ateco dell’Agricoltura, per il fatto che le anagrafiche aziende della Gestione Agricoltura assicurate da INAIL sono gestite da INPS e non sono presenti nei Flussi Informativi INAIL-Regioni.
  2. ATECO – L’ATECO è la classificazione delle attività economiche adottata dall’Istat per finalità statistiche, cioè per la produzione e la diffusione di dati statistici ufficiali. Il codice ATECO di basa su 6 livelli che indicano: sezioni (lettere), divisioni, gruppi, classi, categorie, sottocategorie.

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