Acquistare prodotti online, andare al supermercato e trovare frutta proveniente dalla Spagna, fare shopping in un negozio che vende abiti prodotti in Cina… cos’hanno in comune tutte queste cose? La presenza, spesso invisibile, di tantissimi lavoratori che ogni giorno si occupano dell’imballaggio, della spedizione e dello stoccaggio delle merci di qualunque tipo e provenienza. Parliamo di magazzinieri e addetti alla logistica: una categoria numerosa di persone che, come qualunque altro professionista, è esposta a rischi specifici sul luogo di lavoro. Vediamo allora quali sono questi rischi e quali gli infortuni più ricorrenti correlati alle attività di “Magazzinaggio, deposito e attività di supporto ai trasporti”, classificate nella sezione H divisione 52 (H52) della classificazione ATECO1 delle attività economiche.
Il settore in numeri
Gli Open Data INAIL2 (consultabili grazie alla modalità di lettura resa disponibile da CIIP3) relativi al periodo 2017-2021, ci dicono che per queste attività sono presenti sul territorio italiano 26.851 PAT4 con 376.674 addetti. La dimensione media stimata è pertanto di 14,2 addetti5per PAT. Nello stesso lasso di tempo, a livello nazionale, risulta occupato circa il 2,55% di tutti i lavoratori.
Gli infortuni in Italia
Se consideriamo gli infortuni sul lavoro e distinguiamo i diversi tipi di accadimento e di conseguenze, riusciamo a stimare un indice (un tasso grezzo) relativo al numero di eventi accaduti ogni 1.000 addetti in un anno6. I dati si riferiscono a un totale di 79.985 infortuni denunciati e sono presentati nella tabella seguente:

Per un confronto, si propone la stessa analisi per le attività classificate nella sezione ATECO H49 (Trasporto di passeggeri e merci su strada, ferrovia e condotte): per questa, risultano 124.515 PAT con 588.089 addetti (media calcolata per il periodo 2017-2021). La dimensione media stimata di queste attività è pertanto di 4,7 addetti per PAT.

Per un ulteriore livello di comparazione, paragoniamo questi stessi dati con quelli di tutte le attività classificate nella sezione ATECO “C-Attività manifatturiere”: a livello nazionale sono presenti 532.237 PAT e 4.170.449 addetti, con una media di 7.8 addetti per PAT.

Questi sono dati generali ma consentono già di osservare che le attività di “Magazzinaggio, deposito e attività di supporto ai trasporti” hanno un rischio di infortunio più alto rispetto sia alle attività manifatturiere, sia alle attività di trasporto. Una caratteristica che si conferma per gli infortuni accaduti sul luogo di lavoro. Gli infortuni con mezzi di trasporto, invece, si verificano più spesso rispetto alle attività manifatturiere ma con frequenza inferiore rispetto alle attività di trasporto. Valori superiori si registrano anche per gli infortuni in itinere.
Il rischio di infortunio per i magazzinieri nei diversi territori
Per ottenere una panoramica più ampia, mettiamo a confronto diversi territori, considerando le diverse distribuzioni di queste attività e i diversi indici di infortunio.

Le prime differenze evidenti riguardano il numero di aziende e di addetti, ma anche la dimensione media delle aziende.
Un’altra divergenza importante tra i vari territori riguarda gli indici infortunistici per i diversi tipi di infortunio: una divergenza che suggerisce l’opportunità di approfondimenti puntuali e locali.

Considerando il genere della persona infortunata, emerge una netta prevalenza maschile, pur con lievi differenze tra i territori.

La sicurezza sul lavoro per chi lavora nella logistica: la situazione dell’Emilia-Romagna
Ma entriamo ancora di più nel dettaglio. Analizziamo la situazione della sola Regione Emilia-Romagna attraverso le informazioni ricavate da SIRP-ER: un sistema basato a sua volta su dati INAIL (anno 2023) che permette di selezionare le attività con un maggiore precisione e di approfondire i diversi tipi di mansione che caratterizzano la divisione ATECO H52 in questo territorio.
Si nota così che il 73% degli addetti opera in aziende che appartengono in due sottocategorie:
- “H 52.29.2 Intermediari dei trasporti, servizi logistici” (51%);
- “H 52.24.4 Movimento merci relativo ad altri trasporti terrestri” (22%).
Emerge anche che le diverse aziende variano per dimensione a seconda delle attività svolte.

In “H 52.24.4 Movimento merci relativo ad altri trasporti terrestri” risulta occupato il 2,88% dei lavoratori, in aumento rispetto al 2021 (2,05%) e al 2022 (2,63%).
Riportiamo di seguito inoltre il numero di addetti, il numero di infortuni riconosciuti (Inf.Ric), il numero di infortuni riconosciuti per 1.000 addetti (Inf/addX1.000), il numero di infortuni riconosciuti e accaduti a lavoratori nati in Italia (IT) e la relativa percentuale sul totale degli infortuni (%IT).

È interessante notare che per l’anno in questione, l’83% degli infortuni riconosciuti ha coinvolto lavoratori e solo il 17% lavoratrici.
Tipi di infortunio e frequenza in Emilia-Romagna
Analizziamo ora gli infortuni accaduti nel periodo 2021-2023 e proponiamo una lettura mediante indicatori di rischio (tasso grezzo di infortuni). Il profilo che emerge è sovrapponibile a quanto rilevato con i dati nazionali sopra riportati.

I numeri parlano chiaro: la categoria “Magazzinaggio, deposito e attività di supporto ai trasporti” hanno un rischio di infortunio più alto rispetto sia alle attività manifatturiere, sia alle attività di trasporto, in particolare per gli infortuni accaduti sul luogo di lavoro. Per gli infortuni in occasione di lavoro con mezzi di trasporto i valori sono superiori alle attività manifatturiere ma inferiori rispetto alle attività di trasporto; mentre si hanno valori superiori per gli infortuni in itinere.
Gli infortunati: genere, provenienza, età
Cerchiamo ora di tracciare il profilo “tipico” delle persone infortunate. Considerando il genere della persona infortunata, risulta una netta prevalenza maschile.

Per quanto riguarda la nazione di nascita della persona infortunata, il 57% degli infortunati non è nato in Italia.

Il 61% degli infortunati ha meno di 44 anni (49% per H49; 54% per C).

La dinamica degli infortuni: cosa è accaduto?
Come abbiamo visto sin qui, i numeri – già di per sé indicativi – diventano ancora più significativi se interrogati per quesiti specifici. Dopo aver tracciato una panoramica dei volumi e delle caratteristiche delle persone infortunate, entriamo ora nel merito della dinamica degli infortuni.
Per questa, ci rifacciamo alla classificazione ESAW7 che consente di analizzare gli infortuni per le seguenti variabili: tipo di luogo, tipo di lavoro, attività fisica, agente materiale dell’attività fisica, deviazione rispetto alla norma, agente materiale deviazione, contatto che ha provocato i danni alla vittima, agente materiale contatto, sede della lesione, natura della lesione.
In questa sede sono stati considerati insieme gli infortuni riconosciuti accaduti nel luogo di lavoro (5.774) e in occasione di lavoro con mezzo di trasporto (134). Sono stati invece esclusi gli infortuni in itinere (920).
Quali sono i luoghi pericolosi?
Come si può facilmente immaginare, nel contesto del Sito industriale, l’area in cui è avvenuto il maggior numero di infortuni è “Luogo dedicato principalmente al magazzinaggio, al carico, allo scarico” che conta il 51,34% degli infortuni. Segue il “Luogo di produzione, officina, laboratorio” con l’8,33% degli accadimenti. In luogo pubblico, “Mezzo di trasporto terrestre, strada/rotaia, privato o pubblico (treno, bus, automobile, ecc.)” annovera il 6,65% degli infortuni e “Luogo aperto in permanenza al transito del pubblico (via d’accesso, di circolazione, …)” il 2,98%.

Quali sono i lavori pericolosi?
Coerentemente, le attività con maggior numero di infortuni sono state “Magazzinaggio – di ogni tipo” con il 50,08% degli eventi, e “Produzione, trasformazione, trattamento – di ogni tipo” con il 5,3%. Rilevante anche “Circolazione, con o senza mezzi di trasporto” con il 16,36% degli infortuni.
Da notare inoltre “Installazione, preparazione, montaggio, smontaggio” (3,18) e “Gestione dei rifiuti, raccolta e trattamento dei rifiuti di ogni tipo” (2,35).

Ma cosa stavo facendo?
Varie le tipologie di attività fisica in corso al momento dell’infortunio. In ordine di frequenza:
- “Camminare, correre, salire, scendere, ecc.” (14,09%);
- “Trasporto a mano di carichi (portare)” (11,2%);
- “Trasporto verticale, sollevare, alzare, portare in basso un oggetto” (9,3%);
- “Condurre un mezzo di trasporto o un’attrezzatura di movimentazione – mobile e motorizzato/a”, (8,4%);
- “Lavorare con utensili a mano manuali” (3,9%);
- “Fare movimenti sul posto” (3,4%);
- “Movimenti – non precisato” (2,9%);
- “Manipolazione di oggetti – non precisato” (2,8%);
- “Trasporto manuale – non precisato” (2,8%);
- “Condurre un mezzo di trasporto o un’attrezzatura di movimentazione – mobile e non motorizzato/a” (2,4).

Con quali oggetti stavo lavorando?
I tipi di agenti materiali utilizzati nello svolgimento delle attività che hanno portato agli infortuni sono riconducibili a 5 tipologie:
- “Materiali, oggetti, prodotti, elementi costitutivi di macchine, detriti, polveri” (31%) di cui: “Carichi – movimentati a mano” (17%); “Prodotti stoccati – compresi gli oggetti e imballaggi posti in stoccaggio” (7%); “Materiali di costruzione – grossi o piccoli: prefabbricati, casseforme, putrelle, mattoni, tegole, ecc.” (3%);
- “Dispositivi di convogliamento, trasporto e stoccaggio” (23%) di cui: “Dispositivi mobili di movimentazione, carrelli di movimentazione (con o senza motore) – carriola, carrello a forche, ecc.” (12%); “Imballaggi vari, piccoli e medi, mobili (benne, recipienti vari, bottiglie, casse, estintori…)” (6%); “Accessori per lo stoccaggio, scaffali, scaffali per palette, palette” (5,6%);
- “Edifici, costruzioni, superfici – a livello (interni o esterni, fissi o mobili, temporanei o meno)” (11,6%);
- “Veicoli terrestri” (4,9) di cui “Veicoli – veicoli leggeri: merci o passeggeri” (2,5%);
- “Utensili a mano – senza motore” (3,6%) di cui “Utensili a mano senza motore – per tagliare, separare (compresi i potatoi, le forbici e le cesoie)” (2%).

Cos’è andato storto?
Quando si verifica un infortunio significa che qualcosa è andato storto: in altre parole, c’è stata una “deviazione rispetto alla norma” o rispetto a quello che ci si aspettava. Cosa è successo?
Le principali deviazioni sono state: “Movimento del corpo sotto sforzo fisico (che porta generalmente ad una lesione interna)” (28,86%); “Perdita di controllo totale o parziale di una macchina, di un mezzo di trasporto/attrezzatura di movimentazione, di un utensile a mano o oggetto, di un animale” (19,78%); “Movimento del corpo senza sforzo fisico (che porta generalmente a una lesione esterna)” (16,77%); “Scivolamento o inciampamento – con caduta di persona” (8,63%); “Rottura, frattura, scoppio, scivolamento, caduta, crollo dell’agente materiale” (6,73%).

Sede della lesione
Le zone del corpo maggiormente colpite sono 4:
- arti superiori (36%) con in ordine di frequenza dita, mano, spalla, braccio/gomito, polso;
- arti inferiori (35%) con in ordine di frequenza gamba/ginocchio, caviglia, piede;
- schiena, colonna vertebrale e vertebre della schiena incluse (11,5%);
- testa (6,9%) e in particolare testa, area facciale, occhi.

Tipo di lesione
L’89% delle lesioni sono riconducibili a tre tipologie prevalenti: “Ferite e lesioni superficiali” (50,9%), “Lussazioni, distorsioni e stiramenti” (26,3%), “Fratture ossee” (12,4%).
Alle fratture ossee sono associate la maggior parte degli infortuni con una invalidità permanente superiore al 16%.

Quali professioni?
Sono 313 le diverse voci professionali degli infortunati, ma nella maggior parte dei casi si tratta di facchini. Si riporta di seguito l’elenco delle voci professionali coinvolte nel 76% dei casi.

Il corpo dopo l’infortunio
Dunque cosa ci insegnano tutti questi numeri? Qual è l’indicazione ultima che possiamo trarre da questo quadro? Sicuramente, che quando la deviazione ha modificato il corso delle cose rispetto a quello che avremmo pensato o voluto, forze superiori alle nostre entrano in gioco (macchine, carichi, forza di gravità, esplosioni…) e ciò che accade al nostro corpo in queste circostanze non è sempre prevedibile. Le conseguenze per la nostra vita (un infortunio lieve, con molti giorni di malattia, con invalidità permanenti o addirittura con la nostra morte) il più delle volte non possono essere valutate a priori, ma solo successivamente. Come abbiamo visto, ogni parte del nostro corpo può essere coinvolta: alcune più di frequente, altre con conseguenze più gravi.
Quelli che abbiamo analizzato sin qui sono infortuni già accaduti, forse anche a chi ci sta leggendo. Arrivati a questo punto, allora, alla luce di tutti i dati che abbiamo passato in rassegna non possiamo che ripartire da capo: ovvero dal ripensare il nostro lavoro e a noi stessi mentre lo svolgiamo. Per cominciare ad essere attenti, previdenti e “preventivi” molto, molto prima del momento di una possibile deviazione perché purtroppo, a quel punto, è già troppo tardi.
Note all’articolo:
- ATECO – L’ATECO è la classificazione delle attività economiche adottata dall’Istat per finalità statistiche, cioè per la produzione e la diffusione di dati statistici ufficiali. Il codice ATECO di basa su 6 livelli che indicano: sezioni (lettere), divisioni, gruppi, classi, categorie, sottocategorie.
- Open Data INAIL – Fra gli Open Data INAIL, i dati semestrali contengono le informazioni più complete disponibili sulle denunce di infortunio e malattia professionale inclusi il riconoscimento delle domande, le giornate di indennizzo, le eventuali invalidità permanenti e la diagnosi della malattia.
- CIIP – Su iniziativa della CIIP – Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione – è accessibile a tutti una modalità di lettura degli Open Data pubblicati da INAIL sugli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Sono disponibili i dati semestrali 2017-2022 estrazione del 31/10/2022.
- PAT – Le PAT sono Posizioni Assicurative Territoriali, cioè indirizzi fisici dove vengono raggruppate le singole polizze assicurative. Una PAT non è assimilabile a un’unità produttiva perché può anche essere accentrata in altre sedi o nella sede legale.
- Addetti – Gli addetti diffusi da INAIL non sono soggetti fisici, ma sono stimati a partire dalle masse salariali e rapportati all’intero anno. Si tratta di annualità salariali calcolate in base al salario per attività produttiva (ATECO) e provincia.
- Tipi di accadimento e di conseguenze – Occasione di lavoro – Per infortunio in occasione di lavoro si intende un evento accaduto durante l’orario di lavoro, anche se ci si stava spostando dalla sede dell’azienda per lavoro. Stradale – Per infortunio stradale si intendono gli infortuni accaduti nelle principali vie di comunicazioni (stradali, ferroviarie, aeree e navali). Infortunio in itinere – È infortunio in itinere l’infortunio che si verifica lungo il tragitto casa-lavoro o luogo di ristoro e viceversa. T40 e PP16 – Gli infortuni gravi T40 sono quelli che hanno comportato un’assenza dal lavoro maggiore di 40 giorni o conseguenze più gravi come postumi permanenti o la morte del lavoratore. Gli infortuni gravi PP16 sono quelli che hanno comportato un’invalidità superiore al 15%. (Per gli infortuni gravi, l’ultimo anno considerato non è significativo. Per questa tipologia di infortuni è necessario molto tempo per l’esatta valutazione dei postumi (esiti permanenti), e inoltre è frequente il contenzioso in sede civile per stabilire l’entità oppure per stabilire il nesso causale fra danno e attività lavorativa.)
- ESAW = Statistiche europee degli infortuni sul lavoro. Classifica in particolare: tipo di lesione; parte del corpo lesa; tipo di luogo; tipo di lavoro; attività fisica specifica; agente materiale dell’attività fisica specifica; deviazione; agente materiale della deviazione; contatto – modalità di lesione; agente materiale del contatto – modalità di lesione.