Tinture, lozioni per il corpo, shampoo, detergenti: è difficile pensare a questi prodotti come a potenziali fattori di rischio. Eppure, chi lavora a stretto e prolungato contatto con queste sostanze è esposto a potenziali danni per la propria salute. Il rischio chimico, infatti, non riguarda solo industrie chimiche o laboratori, ma tutti i luoghi di lavoro dove siano presenti sostanze e miscele di vario tipo. Vediamo dunque di cosa si tratta e dove si “nasconde” questo pericolo, difficile da immaginare se non si conosce, ma presente in molte attività dedicate ai Servizi alla persona (codice ATECO: S 96) come acconciatori, estetisti e lavanderie.
Cos’è il rischio chimico: una definizione generale
Il rischio chimico è quello correlato all’uso di agenti chimici, definiti dal Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro (D.lgs 81/08) come “tutti gli elementi o composti chimici, sia da soli sia nei loro miscugli, allo stato naturale o ottenuti, utilizzati o smaltiti […]”. Alcune di queste agentii possono essere classificate come pericolose, dunque essere esplicitamente dannose per le persone. Tuttavia anche gli agenti non categorizzati come pericolosi possono comportare un rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori per le modalità con cui vengono impiegati nel luogo di lavoro.
L’esposizione o l’utilizzo di agenti chimici possono avere conseguenze di vario tipo sulla salute dei lavoratori, sul luogo di lavoro (pericolo di incendio e di esplosione) e sull’ambiente. Per quanto riguarda la salute dei lavoratori, gli effetti delle sostanze chimiche comprendono irritazioni cutanee, disturbi respiratori, vertigini e nausea ma anche danni agli occhi o ustioni e, in alcuni casi, anche malattie croniche. Ecco perché è necessario che il datore di lavoro adotti tutte le misure necessarie per ridurre il contatto del personale con gli agenti chimici anche in luoghi apparentemente privi di pericoli come saloni di bellezza, parrucchieri e lavanderie.
Il rischio chimico per gli acconciatori
Il rischio chimico per i parrucchieri e i barbieri deriva dall’esposizione a sostanze presenti in prodotti come shampoo, tinture, decoloranti e lozioni. Questo rischio può causare problemi alla pelle e all’apparato respiratorio, come: dermatiti da contatto, sia di tipo irritativo che allergico, abituali a causa del contatto ripetuto con la pelle di mani e braccia; riniti, asma bronchiale e, nei casi più gravi, sensibilizzazione data dall’inalazione di vapori come quelli di ammoniaca o prodotti per la permanente.
Il rischio varia in base al trattamento da effettuare. Di seguito riportiamo una sintesi delle principali sostanze coinvolte ma invitiamo a consultare il documento con il dettaglio di ciascuna:
- tinture permanenti, che prevedono la miscelazione di più prodotti come acqua ossigenata in soluzione, precursori del colore e generalmente ammoniaca;
- tinture semipermanenti: meno pericolose perché non contengono ammoniaca né acqua ossigenata. In questo caso vengono usati coloranti appartenenti a varie classi chimiche;
- tinture a base di sostanze vegetali, prevalentemente l’hennè (foglie essiccate di Lawsonia inermis) che è solitamente innocuo ma può contenere componenti in grado di causare problemi di natura allergica in soggetti predisposti;
- decolorazione: prevede la miscelazione di due prodotti, agenti ossidanti e sostanze acide e basiche come coadiuvanti;
- ondulazione, stiratura e fissaggio: che prevede l’applicazione del permanentante e del fissatore;
- pulizia dei capelli: vengono utilizzati prodotti come lozioni, polveri, shampoo che possono contenere tensioattivi. Il contatto continuativo con acqua e tensioattivi può indebolire le normali difese cutanee nei confronti di agenti nocivi. Inoltre tali prodotti possono contenere, come agente conservante, piccole quantità di formaldeide, sostanza classificata cancerogena di categoria 1B;
- messa in piega e acconciatura dei capelli: vengono usate lozioni, creme, oli, lacche, brillantine con composizione estremamente variabile. Il principale effetto sulla salute è legato ad un meccanismo di tipo allergico.
Ma come fare a riconoscere i prodotti cosmetici sicuri e non? La produzione e vendita è regolata dalla legge 713/86 che riporta, negli allegati, l’elenco delle sostanze vietate; quelle consentite in determinati limiti e condizioni; i coloranti, i conservanti e i filtri UV ammessi e quelli il cui uso è permesso solo in via provvisoria. La stessa legge disciplina anche le informazioni che devono accompagnare un prodotto cosmetico al momento della sua immissione sul mercato: si tratta di uno strumento essenziale per individuare i rischi connessi al prodotto ma soprattutto per conoscere le misure di prevenzione e protezione da adottare per ridurre al minimo tali pericoli.
Centri estetici ed esposizione al rischio chimico
Il rischio chimico per gli operatori che si occupano di cura estetica può riscontrarsi in attività come trattamenti corpo, massaggi, trucco, manicure e pedicure, depilazione, sterilizzazione e disinfezione. I prodotti utilizzati possono causare rischi di salute come irritazioni cutanee, problemi respiratori, allergie e, nel lungo termine, effetti più gravi a causa dell’esposizione prolungata.
Anche in questo caso, il rischio varia a seconda dei trattamenti svolti. Le sostanze potenzialmente pericolose – dettagliate in questo approfondimento – sono: smalti, gel e solventi per le unghie; tinture, lozioni e spray per i capelli; peeling chimici per inestetismi come rughe, acne o macchie della pelle; creme, lozioni e altri cosmetici professionali per la pelle; disinfettanti per superfici e strumenti per prevenire la diffusione di batteri e virus.
Le lavanderie e i pericoli legati alle sostanze chimiche
Il rischio chimico nelle lavanderie deriva soprattutto dai processi di lavaggio a secco e sterilizzazione con sostanze come il percloroetilene (PCE) e l’ossido di etilene. Queste infatti possono essere assorbite dall’organismo in vari modi: per inalazione (respirazione di vapori e polveri), per contatto cutaneo (assorbimento attraverso la pelle) o attraverso le mucose (occhi, labbra, naso), o per ingestione.
Anche la detersione e la smacchiatura sono attività che possono comportare un rischio chimico elevato se non mitigato da misure preventive e condotte adeguate.
Gli effetti dei vari agenti chimici – specificati meglio nell’approfondimento dedicato – vanno dalla nausea, al vomito, ai disturbi neurologici. Possono includere anche danni al fegato e al sistema nervoso, alterazioni della pelle, irritazione delle vie respiratorie, reazioni allergiche e, in alcuni casi, sono correlati anche all’insorgenza di tumori.
Come prevenire e mitigare il rischio chimico in questi ambienti
Le misure per far fronte ai rischi derivanti dall’uso dei prodotti chimici sono analoghe per tutti i settori presi in esame fin qui. Sono indicazioni di carattere generale dettate dal Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro che devono essere calate e declinate nelle varie situazioni specifiche legate al singolo ambiente di lavoro.
In ogni caso, il datore di lavoro ha l’obbligo di procedere alla valutazione di tutti i rischi lavorativi, compreso quello derivante dall’utilizzo di prodotti pericolosi. A seguito di tale valutazione, dovrà definire le modalità d’uso sicuro dei prodotti in base alla loro pericolosità e attuare misure di tutela nei confronti del personale.
Attenzione ai prodotti e alle etichette
Il primo accorgimento riguarda l’acquisto dei prodotti che devono essere conformi alla normativa europea (anche se acquistati online): il datore di lavoro (abbreviato in DDL) è tenuto a scegliere, a parità di prestazione, i prodotti meno pericolosi.
Altrettanto importante è poi leggere etichette e schede di sicurezza delle sostanze e delle miscele: sono uno strumento indispensabile al DDL per effettuare la valutazione dei rischi. In questi documenti sono riportati non solo i rischi specifici del prodotto ma anche le istruzioni per un uso sicuro, la corretta modalità di conservazione e soprattutto le misure necessarie, compresi gli idonei DPI, da utilizzare per ridurre il rischio.
Tempo di esposizione ridotto al minimo
Il rischio di danni per la salute delle persone deriva non solo dalla pericolosità intrinseca del prodotto chimico, ma anche dal tempo di esposizione dell’operatore al prodotto stesso. Ne consegue che diminuendo il tempo di esposizione si potrà abbattere il rischio finale.
Ventilazione e aspirazione per una buona qualità dell’aria
La ventilazione dell’ambiente è essenziale per diminuire la concentrazione del prodotto nell’aria e, di riflesso, la sua pericolosità. È buona norma quindi prevedere ricambi d’aria nei locali di lavoro che aiutano a disperdere il prodotto.
Fondamentale è anche la captazione degli inquinanti (ovvero la loro aspirazione diretta) durante le operazioni di miscelazione dei prodotti: in questo modo i vapori e/o le polveri vengono eliminati dall’ambiente di lavoro prima che possano essere respirati dai lavoratori. È necessario prevederla, ad esempio, durante la miscelazione dei prodotti per la decolorazione dei capelli, le tinture e i liquidi per la permanente e durante la limatura delle unghie anche tramite fresa meccanica.
Misure igieniche ottimali
Adottare corrette misure igieniche nel luogo di lavoro (tramite manutenzione e pulizia regolare dei locali) e personali serve a diminuire l’esposizione per via cutanea e per ingestione. Bastano gesti semplici come lavarsi le mani in generale e soprattutto prima di mangiare, bere o fumare.
Un’attenzione particolare va riservata alla pulizia di tutti gli strumenti di lavoro che possono essere entrati in contatto con i prodotti chimici.
Luoghi di lavoro progettati ad hoc
I luoghi di lavoro devono essere progettati in modo adeguato. Ad esempio, per quanto riguarda il PCE utilizzato nelle lavanderie, è necessario che venga stoccato in contenitori ermetici situati in locali ad hoc, opportunamente areati. Le lavatrici e gli impianti di filtraggio dell’aria inquinata devono essere sottoposti a manutenzione periodica, soprattutto per quanto riguarda la tenuta, per evitare la dispersione del PCE sia nell’ambiente di lavoro che nell’atmosfera. È inoltre importante disporre di un locale ben arieggiato, separato dagli altri, dove mettere i panni appena lavati prelevati dalla lavatrice, per evitare che il solvente residuo si disperda nei luoghi dove usualmente si lavora.
I dispositivi di protezione
Imprescindibile poi è l’uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI) marcati CE (guanti, mascherine, occhiali protettivi, visiere), come previsto dal documento di valutazione dei rischi (DVR) e in accordo con quanto indicato nella scheda di sicurezza del prodotto.
Nello specifico:
- i guanti devono essere monouso e la tipologia deve essere individuata in relazione alle sostanze chimiche utilizzate. Possono essere in nitrile, in vinile (da preferire per la loro resistenza meccanica e alla buona elasticità e sensibilità, nonché per il loro basso potere allergizzante), in lattice o in polietilene;
- durante la fase di limatura o utilizzo di spray (in presenza di rischi biologici o polveri) bisogna valutare se è sufficiente indossare una mascherina chirurgica monouso non sterile o un respiratore FFP2. In presenza di particolari sostanze chimiche potrebbe essere necessario un respiratore con filtri a carboni attivi (siano essi FFP o semi-maschere con filtri intercambiabili).
Nelle lavanderie, durante l’uso del PCE è necessario utilizzare la maschera a carbone attivo, i guanti per proteggere la pelle e gli occhiali a tenuta per agenti chimici.
Per quanto riguarda acconciatori ed estetiste, invece, bisogna inoltre ricordare che l’esposizione continua all’acqua insieme, ad esempio, a saponi e shampoo, riduce il potere protettivo della cute favorendo la formazione di microlesioni e screpolature. Per questo, è importante assicurare una buona integrità delle mani affinché la pelle non venga danneggiata da screpolature, graffi o ferite e mantenga il più possibile intatto il suo manto lipidico protettivo. Questo può essere fatto attraverso l’applicazione di creme idratanti, protettive e nutrienti ma anche prestando attenzione ad asciugare sempre accuratamente le mani per non lasciarle umide e limitando l’uso dei guanti al tempo strettamente necessario.
La prevenzione attraverso l’informazione e la formazione
L’informazione e la formazione sono strumenti importanti di prevenzione e coinvolgimento. Il personale dovrà quindi essere messo al corrente e aggiornato circa la pericolosità dei prodotti utilizzati e i loro possibili effetti sulla salute, nonché sulle precauzioni da adottare e le corrette procedure individuate per ridurre al minimo il rischio.
La Sorveglianza Sanitaria: uno strumento indispensabile
La Sorveglianza Sanitaria è uno strumento indispensabile per individuare tempestivamente eventuali danni per la salute dei lavoratori, ma anche per tutelare lavoratori particolarmente sensibili o con patologie che possono aggravarsi in seguito all’esposizione a determinati agenti chimici. Si tratta di una procedura a carico del DDL che va effettuata quando, in seguito alla valutazione, il rischio chimico risulti rilevante per la salute.
Questo protocollo sanitario, effettuato da un medico competente incaricato, terrà conto, di base, dell’esposizione a sostanze irritanti e sensibilizzanti per la cute e per l’apparato respiratorio. La presenza di altri fattori di rischio dovrà essere valutata caso per caso in base alle modalità operative del lavoro e alle sostanze utilizzate. Per chi adopera il PCE la periodicità della visita medica deve essere almeno trimestrale.
Tutte queste misure, unite a comportamenti adeguati e consapevoli, permettono di mitigare sensibilmente il rischio chimico presente in tutte le attività descritte.