Velocità e organizzazione sono spesso criteri importanti per chi lavora nel settore logistico. Pensiamo, ad esempio, al magazzino di una fabbrica o di un supermercato, dove passa un gran numero di merci che deve essere registrato, stoccato e smistato secondo tempistiche ben precise. Se tutto questo è vero, è altrettanto vero però che non può esserci efficienza senza sicurezza: addetti che operano in condizioni non ottimali, infatti, mettono a repentaglio la propria incolumità e l’intera produzione, con conseguenze nel breve e nel lungo periodo. In questo articolo affrontiamo uno dei temi più ricorrenti tra chi si occupa di prevenzione, sicurezza e salute in questo settore: il rischio ergonomico.
Cos’è il rischio ergonomico
Secondo i dati statistici, la causa più frequente di infortuni nel settore della logistica è l’investimento tra carrelli e pedoni e, in egual misura, lo sforzo fisico derivante da sovraccarico biomeccanico, che provoca infortuni e malattie professionali.
Il sovraccarico biomeccanico è legato alla movimentazione manuale dei carichi ovvero ad azioni di sollevamento, trasporto, spinta e traino di merci. Quando la movimentazione manuale dei carichi (MMC) viene eseguita in modo scorretto, possono verificarsi danni alla colonna vertebrale, soprattutto nella zona lombare: i lavoratori esposti al rischio ergonomico possono sviluppare lombalgie acute, ernie discali e, nei casi più gravi, alterazioni degenerative della colonna. Altrettanto importanti sono i danni dell’apparato muscolo-scheletrico, come strappi muscolari, lesioni tendinee e problematiche articolari che possono compromettere significativamente la qualità della vita professionale e personale.
La movimentazione manuale dei carichi
Il D. Lgs. 81/08 impone ai datori di lavoro di effettuare la valutazione dei rischi, compresi quelli correlati alle attività di movimentazione manuale dei carichi. I limiti raccomandati sono legati in primo luogo al peso dell’oggetto che viene movimentato, con un massimo di 25 kg per gli uomini (18-45 anni), 20 kg per le donne (18-45 anni) e gli uomini (<18 o > 45 anni) e di 15 kg per donne (<18 o > 45 anni) e adolescenti in condizioni ottimali. Si parla comunque di movimentazione manuale dei carichi quando si ha a che fare con un peso superiore a 3 kg, ma bisogna tener presente che non è solo una questione di peso!
Il rischio è caratterizzato infatti anche da altri fattori:
- dimensioni e caratteristiche del carico: la grandezza del carico può diventare un rischio se impedisce una buona visuale del percorso da fare o una buona presa del carico stesso. Il suo contenuto può inoltre essere in equilibrio instabile e quindi rischiare di spostarsi durante il trasporto. Infine può avere una struttura o consistenza che possono comportare lesioni al lavoratore in caso di urto;
- movimenti e posture assunti durante la movimentazione del carico: carico movimentato troppo in basso, troppo in alto, troppo lontano dal corpo, sopra la testa. A seconda della disposizione del carico rispetto al corpo, infatti, cambia la sollecitazione dell’apparato muscolo-scheletrico. In generale, gli oggetti non vanno collocati al di sopra dell’altezza delle spalle e a distanza superiore al braccio teso; l’altezza migliore per l’immagazzinaggio è tra la metà della coscia e l’altezza del torace;
- caratteristiche dell’ambiente di lavoro: spazio libero a disposizione per lo svolgimento della movimentazione, caratteristiche della pavimentazione (ineguale, con dislivelli, scivolosa, instabile…) e illuminazione;
- compiti di traino e spinta manuali di carichi su ruote;
- varie altre condizioni, come la perdita di presa del carico con conseguente caduta ai danni del distretto inferiore del corpo, inciampi, schiacciamenti delle mani.
E per chi lavora nel comparto logistico in cosa si concretizza il rischio?
Il rischio ergonomico nel settore logistico
Nel settore della logistica il rischio da MMC si concentra soprattutto nell’attività di picking di magazzino cioè di prelievo, smistamento e ripartizione di carichi da un’unità di carico ad altre. Un’attività che può sottoporre i lavoratori anche a rischio di movimenti ripetitivi (MR) quando la sequenza di azioni, di durata relativamente breve, si ripete più volte uguale per lunghi periodi di tempo. Questo avviene, ad esempio, nel prelievo di articoli, nel controllo, nell’uso del lettore scanner e nel deposito dell’articolo: un ciclo di lavoro che può durare anche oltre la metà del turno lavorativo. A lungo andare questa attività può comportare lesioni a carico di uno o più distretti articolari, specialmente degli arti superiori, soprattutto quando ci sono insufficienti pause e periodi di recupero durante l’attività ripetitiva.
La valutazione del rischio ergonomico
Una valutazione accurata, eseguita a norma dell’art. 168 del D.Lgs. 81/08, è il primo passo fondamentale che anticipa e guida interventi preventivi mirati. Secondo l’allegato XXXIII del D.Lgs. 81/08 la valutazione deve essere effettuata attraverso metodi standardizzati e consolidati: vediamoli nel dettaglio.
Il metodo NIOSH
Il metodo NIOSH (National Institute for Occupational Safety and Health) rappresenta uno degli strumenti più diffusi e riconosciuti a livello internazionale per la valutazione del rischio da MMC. Questo metodo si basa sul calcolo di un indice di sollevamento che considera molteplici variabili: il peso del carico, l’altezza da terra, la distanza orizzontale, la rotazione del tronco, la frequenza dei sollevamenti e la qualità della presa. L’equazione NIOSH permette di determinare il peso limite raccomandato per specifiche condizioni di sollevamento e di calcolare un indice di rischio che guida l’implementazione di interventi correttivi.
Il metodo OCRA
Per la valutazione dei movimenti ripetitivi MR degli arti superiori, la metodologia OCRA (Occupational Repetitive Actions) offre un approccio complementare al NIOSH. Attraverso specifiche check-list, questo metodo analizza fattori come la frequenza d’azione, la forza, le posture incongrue e i periodi di recupero, fornendo un indice numerico che quantifica il rischio associato ai movimenti ripetuti.
Il metodo Snook e Ciriello
Il metodo Snook e Ciriello, invece, si focalizza sulla valutazione delle attività di traino, spinta e trasporto in piano dei carichi. Basato su tabelle psicofisiche derivate da studi sperimentali, questo approccio definisce i valori limite di riferimento per forze di spinta, traino e trasporto in funzione di variabili come distanza, frequenza e altezza delle mani.
La valutazione del rischio ergonomico
Una volta effettuata la valutazione del rischio, qualora non dovesse risultare accettabile, è necessario introdurre misure di prevenzione e protezione. Le principali azioni per ridurre il rischio includono:
- una pianificazione adeguata dell’attività di MMC tenendo conto del peso e della forma del carico da trasportare, dei percorsi di trasporto, della posizione dalla quale si preleva e dove si posiziona il carico, ecc. Occorrerà quindi limitare pesi e durata di lavoro sulla base del livello del rischio, prevedendo pause frequenti e rotazione del personale addetto alla movimentazione dei carichi;
- una corretta ergonomia del posto di lavoro, con postazioni progettate in modo tale da ridurre torsioni e piegamenti durante le operazioni di movimentazione dei carichi e con piani di lavoro ad un’altezza comoda (tra le ginocchia e le spalle);
- una gestione accurata degli ambienti di lavoro: evitando pavimenti scivolosi o irregolari, spazi di manovra ristretti e scarsa illuminazione; predisponendo spazi adeguati per la movimentazione e superfici regolari;
- l’utilizzo di automazione e/o ausili meccanici, come carrelli, gru, sollevatori e nastri trasportatori per le operazioni di sollevamento, trasporto dei carichi più pesanti;
- la modifica dei carichi: nel rispetto dei pesi limite raccomandati (25 kg per gli uomini adulti, 15 kg per le donne adulte). Occorrerà limitare al minimo le movimentazioni di carichi che si avvicinano a questi limiti;
- l’uso di dispositivi di protezione individuale (DPI), come calzature di sicurezza antiscivolo e guanti protettivi;
- la formazione e l’addestramento sulle tecniche di sollevamento e movimentazione dei carichi: istruire i lavoratori sulle corrette tecniche di movimentazione, che comprendono indicazioni su come piegare le ginocchia e non curvare la schiena, come mantenere il carico vicino al corpo durante il trasporto, come evitare torsioni del busto e mantenere la schiena dritta. Anche preparare il percorso e il punto di arrivo prima di movimentare il carico fa parte delle accortezze che possono essere apprese e attuate.
Infine, anche la sorveglianza sanitaria è una forma di controllo e quindi di prevenzione del rischio ergonomico. Visite mediche periodiche mirate per i lavoratori esposti permettono infatti di monitorare nel tempo lo stato di salute dei lavoratori e di intervenire tempestivamente ai primi segnali di problematiche muscolo-scheletriche correlate alla movimentazione manuale dei carichi.
È evidente che età, genere, costituzione fisica, presenza di patologie pregresse e livello di formazione specifica di ogni singolo lavoratore e lavoratrice rappresentano altre variabili da considerare attentamente nella valutazione complessiva del rischio.
In generale, però, una gestione accorta delle risorse e una progettazione attenta degli spazi di lavoro consente non solo di ottimizzare il processo, ma anche di renderlo più sicuro, dunque ancora più efficiente.