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Traino e spinta: valutazione e prevenzione del rischio 

Traino e spinta: valutazione del rischio e prevenzione

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Tutte le attività lavorative che implicano il trainare o lo spingere oggetti (dotati di ruote o meno), possono portare a disturbi muscolo-scheletrici se svolte senza tenere conto dei criteri ergonomici. Questi includono diversi fattori che riguardano sia il modo in cui viene svolto il compito, compresa la presenza di pause di recupero adeguate, sia il contesto generale e le condizioni di lavoro.
L’uso di carrelli o di dispositivi con ruote è ormai diffuso in vari ambiti produttivi, dal trasporto di materiali nei luoghi aziendali, alla gestione dei magazzini fino al trasferimento di pazienti e attrezzature nei reparti ospedalieri. Tuttavia, un uso scorretto di queste attrezzature può sovraccaricare il sistema muscolo-scheletrico, aumentando il rischio di sviluppare patologie legate allo sforzo biomeccanico nel medio e lungo termine.
Vediamo allora come evitare che questo accada, valutando e prevenendo correttamente le situazioni critiche.

Elementi che contribuiscono ad aumentare il rischio

Come anticipato, gli elementi preliminari che contribuiscono all’aumento del rischio di sovraccarico biomeccanico sono di varia natura: alcuni interessano le modalità di svolgimento dell’azione ripetuta, mentre altri riguardano le caratteristiche e la conformazione specifica dell’oggetto e l’ambiente di lavoro. Analizziamoli nel dettaglio.

L’uso della forza nelle azioni di traino e spinta

L’uso di forza implica l’impegno dei muscoli e, pertanto, deve essere sempre accompagnato da tempi di recupero (pause) congrue allo sforzo fatto. Ma come valutare l’entità della forza impiegata in modo oggettivo?
Per farlo è possibile ricorrere ad alcuni parametri numerici, organizzati in una scala di intensità crescenti, denominata Scala di Borg.

Scala di Borg

Per quantificare l’uso della forza, bisogna chiedersi se all’interno del ciclo di lavoro o nello svolgimento del compito, sono previste azioni che richiedono un’apprezzabile forza muscolare a carico degli arti superiori. È importante concentrarsi sullo sforzo puntuale richiesto dall’operazione di traino e spinta nel preciso momento in cui viene eseguita, e non sulla stanchezza che questa può comportare dopo ore di lavoro. Rispetto allo sforzo massimo possibile per quel movimento, ci si chiede quale sia la descrizione della Scala di Borg che lo descrive meglio.

La Scala di Borg è uno strumento utilizzabile sia dal lavoratore, sia da un osservatore esterno, che può provare a riprodurre il movimento. In aggiunta alla Scala di Borg, l’osservatore può impiegare anche una seconda misurazione: la Scala di Latko, per mettere a confronto il dato soggettivo registrato dal lavoratore con quanto rilevato da un occhio esterno.

Scala di Latko

Ma la forza non è l’unico fattore che contribuisce alla definizione di condizione accettabile o critica.

Condizioni dell’ambiente lavorativo

Anche le condizioni dell’ambiente lavorativo possono contribuire in senso positivo o negativo all’esecuzione del lavoro e, dunque, alla sicurezza – e alla salute – di chi lo svolge.
Per valutare il contesto di lavoro è importante fermarsi a osservarlo rispondendo ad alcuni quesiti chiave

  • i pavimenti sono scivolosi o instabili? 
  • sono presenti crepe o dislivelli, comprese lievi salite o discese?
  • ci sono percorsi ristretti o che limitano i movimenti? 
  • la temperatura è alta? 

È importante tenere conto di questi fattori esterni e delle conseguenze che possono comportare per il lavoratore. Superfici irregolari o che presentano ostacoli (come altre merci, ma anche sassi ed elementi naturali) possono impedire una circolazione fluida e aumentare la resistenza dei carrelli. Curve e passaggi angusti costringono invece a un maggior controllo sull’oggetto, con conseguente sforzo muscolare; lo stesso avviene anche in caso di pendenze sensibili, a cui si aggiunge il rischio che l’oggetto o il mezzo scivoli via. Un’elevata temperatura circostante può invece incidere sulla risposta dell’organismo (mani che sudano, pressione bassa, senso di stanchezza generale, e così via) e sulla sua resistenza in caso di esposizione prolungata.

Caratteristiche dell’oggetto trainato o spinto

Infine, è essenziale verificare che anche l’oggetto o il mezzo trainato o spinto (trolley, transpallet, ecc.) sia nelle condizioni giuste.
In questo caso, gli interrogativi da porsi sono: 

  • l’oggetto limita la visuale dell’operatore o i suoi movimenti? 
  • l’oggetto è instabile?
  • l’oggetto ha caratteristiche scomode o che potrebbero nuocere all’operatore, come lati appuntiti, protuberanze e simili?
  • le ruote, o rotelle, sono usurate o rotte o prive di manutenzione?
  • le ruote, o rotelle, sono adatte allo svolgimento del lavoro? 

Una visuale ridotta aumenta infatti il rischio di scontrarsi con altri mezzi e strutture o di uscire dalla carreggiata, procurando danni a sé, agli altri e alla merce trasportata o spinta; conseguenze simili possono avverarsi anche qualora l’oggetto non fosse fissato correttamente. Rimane inoltre sempre valida la necessità di assicurare mezzi di trasporto adeguati e regolarmente manutenuti, utilizzati in modo congruo e adoperando i dispositivi di sicurezza previsti.Se a una o più delle domande elencate in questo paragrafo e in quello precedente, si è risposto affermativamente, è necessario intervenire con un’analisi più approfondita e la loro correzione.
In caso contrario (quindi se hai risposto “no” a tutto), si può invece procedere con la valutazione rapida del rischio.

Valutazione rapida del rischio da traino e spinta

La valutazione rapida del rischio risponde ai criteri definiti dalla norma ISO TR 12295.
Affinché le condizioni di lavoro vengano considerate accettabili, è necessario rispondere “Sì” a tutte le domande riportate in questa tabella: 

Condizione di lavoro accettabile

Si è in presenza di condizione critica, invece, se si risponde “Sì” alle domande di questa seconda tabella:

Condizione di lavoro critica

Di fronte a situazioni critiche, bisogna applicare la norma ISO 12288-2 per identificare le necessarie azioni correttive.
Le domande che abbiamo visto nei paragrafi precedenti forniscono già, implicitamente, alcune possibili soluzioni, che riguardano, ad esempio: la qualità dei pavimenti e dei percorsi, ruote adeguate al pavimento regolarmente manutenute, dimensioni dell’oggetto, posizione congrua e presenza di supporti per il suo trasporto, come maniglie e così via.

Rischi correlati al sovraccarico biomeccanico da traino e spinta 

Analizzare attentamente tutti i fattori che contribuiscono al sovraccarico biomeccanico è essenziale per prevenire situazioni di rischio a breve e a lungo termine.
Tra le lesioni possibili, causate da un’esecuzione incongrua e ripetuta del movimento, vi sono danni al complesso muscolo-tendineo, alle strutture ossee, ai dischi intervertebrali, epicondiliti e neuropatie al polso.
Lavorare in condizioni non ideali o senza pause di recupero adeguate, può invece provocare disturbi alla schiena e agli arti superiori.
Molto importante è poi pensare che mentre si traina o si spinge, ad esempio un carrello o un transpallet, ci si sta muovendo all’interno di un ambiente dove lavorano altri. Se la nostra attenzione è tutta per il nostro carico, ci esponiamo ad un aumentato rischio di infortunio da investimento, oltre al rischio di infortunio da sforzo o per ribaltamento del nostro carico. Ancora una volta, una buona programmazione è la soluzione.
Ridisegnare gli spazi o adattare le attività che includono la spinta o il traino di oggetti è dunque fondamentale per minimizzare lo sforzo richiesto e ridurre i pericoli per la salute di chi le esegue.

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