Gli infortuni da sforzo.

Le malattie professionali sono per definizione malattie che insorgono durante un significativo periodo di tempo, variabile da malattia a malattia. L’esposizione lavorativa a rischio può essere stata distribuita su diverse tipologie di attività svolte nel passato, e possono aver concorso anche attività non lavorative, se caratterizzate da sovraccarico. 

Un infortunio sul lavoro è invece un evento che si realizza in un periodo di tempo limitato, il più delle volte in pochi minuti e comunque in un periodo inferiore ad un turno di lavoro. Analizzare gli infortuni tramite tutte le 8 variabili ESAW con cui viene descritto, consente così di individuare, ad esempio, gli infortuni da sforzo. 

L’analisi può essere fatta per gli infortuni definiti positivamente (Infortuni riconosciuti) ed eventualmente per gli infortuni gravi: con prognosi superiore a 40 giorni (T40) o con esiti permanenti che comportano inabilità riconosciuta superiore a 16% (>16%).

Infortuni da sforzo riconosciuti e infortuni gravi

L’analisi degli infortuni da sforzo effettuata per il territorio dell’Emilia-Romagna e per il periodo 2017-2021, indica che il 5,46% degli infortuni totali riconosciuti è stato un infortunio da sforzo. Gli infortuni da sforzo sono stati inoltre il 5,34 % degli infortuni con inabilità temporanea superiore a 40 giorni e l’1,45% degli infortuni con inabilità permanente con riduzione della capacità di lavoro superiore a 16%

Infortuni da sforzo riconosciuti e infortuni gravi

L’infortunio da sforzo è il risultato di un sovraccarico biomeccanico che potremmo definire “acuto” ma che probabilmente è stato preceduto da numerose altre azioni sovraccaricanti che caratterizzano i compiti lavorativi svolti.

Sede e natura della lesione

La sede della lesione

Per ogni caso di infortunio INAIL svolge un’attività volta ad accertare il ruolo del lavoro e il danno subito dal lavoratore. 

Infortuni riconosciuti

Nel caso degli infortuni da sforzo definiti positivamente, considerati nel loro insieme, la due sedi di lesioni più frequenti sono gli arti superiori (36%) e il rachide (35%) globalmente intesi. Rilevante anche la percentuale di lesioni agli arti inferiori (19%).

infortuni da sforzo definiti positivamente

Infortuni gravi (con prognosi maggiore di 40 giorni)

Gli infortuni da sforzo che hanno avuto come conseguenza una inabilità al lavoro di durata maggiore di 40 giorni, sono soprattutto quelli degli arti superiori (47%) seguiti da quelli degli arti inferiori (24%) e dagli infortuni che hanno causato lesione al rachide (24%).

Infortuni da sforzo con inabilita >40gg

Infortuni gravi (con inabilità permanente)

La possibilità che un infortunio da sforzo abbia conseguenze gravi quando coinvolge gli arti (superiori e inferiori) emerge anche quando consideriamo gli infortuni con inabilità permanente con riduzione della capacità di lavoro superiore a 16%. Occorre considerare tuttavia che il numero assoluto di questi infortuni non è, per fortuna, elevato (23 casi nel periodo considerato), ma è comunque un segnale che richiama la nostra attenzione non solo quando analizziamo i dati degli infortuni già accaduti, ma anche quando dobbiamo compiere (od organizzare) una attività lavorativa con movimentazione di carichi o persone.

Infortuni da sforzo con postumi

La natura della lesione

Nel 51% dei casi, la lesione è una distorsione, uno stiramento o una lussazione di una delle diverse sedi del corpo interessate. Vi è poi un numero non irrilevante di ferite di varia gravità (17% dei casi) e un numero forse inaspettato di fratture ossee (7%).

Si nota che nel 22% dei casi la natura della lesione non è indicata (“Nessun codice”): si tratta quasi sempre di lesioni del rachide. Questa mancata attribuzione di un codice riflette forse una certa difficoltà di attribuzione di una “malattia codificata” quando ci troviamo di fronte ad un danno da sovraccarico biomeccanico del rachide?

infortuni da sforzo definiti positivamente natura della lesione

Anche per gli infortuni “gravi” con prognosi superiore a 40 giorni si conferma la maggior percentuale di distorsioni / stiramenti / lussazioni (47% dei casi), sono meno rilevanti (ma non assenti) le ferite (10% dei casi) e sono più rappresentate le fratture (19% dei casi).

Infortuni da sforzo con inabilita - natura della lesione

Le fratture sono invece la maggiore percentuale dei casi quando si ha come esito una inabilità permanente con riduzione della capacità di lavoro maggiore del 16% (rappresentato i 65%). Ma anche gli altri tipi di lesione possono condurre a questo grave esito.

Infortuni da sforzo con postumi - natura della lesione

Infortuni inattesi

Vi sono alcuni casi di infortunio da sforzo, che hanno causato tipi di lesione che non ci aspetteremmo in base ad una visione molto “specialistica” del tema del sovraccarico biomeccanico.

Questi casi possiamo considerarli come “eventi sentinella” che ci fanno pensare da un lato che la movimentazione di oggetti può avvenire in situazioni molto varie, (anche “inattese”), e da un altro lato che la movimentazione di oggetti può avere effetti a loro volta “inattesi” ma sicuramente molto negativi.

Infortuni inattesi.jpg

Quali professioni?

Un infortunio sul lavoro da sforzo può capitare veramente a chiunque. Dalle “8.1 Professioni non qualificate nel commercio e nei servizi” (3.344 casi) alle professioni di “2.3 Specialisti nelle scienze dalla vita” (1 caso). 

Il sistema SIRP E-R consente una analisi interattiva e dettagliata fino alle professioni classificate alla sesta cifra. Per esempio, nel caso della professione “2.3 Specialisti nelle scienze dalla vita”, possiamo scoprire che si tratta nel dettaglio di “2.3.1.3.0.1 agronomo”, ovvero un agronomo che movimentava un carico in magazzino e si è procurato una distorsione o stiramento alla spalla e articolazione della spalla, con inabilità temporanea superiore a 40 giorni.

Cercare una professione (o la propria professione) e analizzare le modalità di accadimento degli infortuni con le loro conseguenze, è uno degli scopi per cui il sistema SIRP E-R è reso disponibile a tutti.

Solo per aiutare a comprendere la varietà di professioni coinvolte negli infortuni da sforzo, si riporta di seguito un elenco delle prime 10 professioni classificate a 2 cifre (minore dettaglio e maggiore aggregazione) e, successivamente, le prime 20 classificate a 6 cifre. Tra parentesi il numero di infortuni da sforzo definiti positivamente (riconosciuti).

Professioni classificate a 2 cifre 

  1. professioni non qualificate nel commercio e nei servizi (3.344); 
  2. conduttori di veicoli, di macchinari mobili e di sollevamento (1.252); 
  3. artigiani ed operai metalmeccanici specializzati e installatori e manutentori di attrezzature elettriche ed elettroniche (1.232); 
  4. artigiani e operai specializzati dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici (1.178);
  5. professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali (1.173); 
  6. professioni qualificate nelle attività commerciali (934); 
  7. professioni tecniche nelle scienze della salute e della vita (882);
  8. artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari, del legno, del tessile, dell’abbigliamento, delle pelli, del cuoio e dell’industria dello spettacolo (582); 
  9. operai semi-qualificati di macchinari fissi per la lavorazione in serie e operai addetti al montaggio (566);
  10. operai non qualificati nella manifattura, nell’estrazione di minerali e nelle costruzioni (490).

Professioni classificate a 6 cifre

  1. operatore sociosanitario (1.173), 
  2. facchino (914), 
  3. infermiere (691), 
  4. addetto al carico e scarico di merci (442), 
  5. addetto allo spostamento di merci nei magazzini (249), 
  6. addetto alla logistica di magazzino (242), 
  7. conducente di furgone (229), 
  8. conducente di autoambulanza (212), 
  9. operatore ecologico (208), 
  10. bracciante agricolo (197), manovale edile (194), 
  11. operatore socio-assistenziale (187), 
  12. ausiliario di vendita (181), 
  13. autotrasportatore merce (174), 
  14. muratore in mattoni (171), 
  15. commesso di negozio (170), 
  16. manovale in magazzino (169), 
  17. autotrasportatore (159), 
  18. addetto controllo movimento merci (141), 
  19. montatore di macchine industriali (140), 
  20. addetto alle macchine confezionatrici (137).

Sovraccarico biomeccanico “classico” e professioni coinvolte

Volendo considerare in modo più specifico il sovraccarico biomeccanico “classico”, possiamo selezionare come natura della lesione solo alcune voci:

  • 31 Lussazioni e sublussazioni; 
  • 32 Distorsioni e stiramenti; 
  • 39 Altri tipi di lussazioni, distorsioni e stiramenti; 
  • 51 Lesioni interne).

Successivamente, per queste voci, selezionare alcune sedi e poi analizzare le professioni coinvolte:

  • per la spalla: 51 Spalla e articolazione della spalla (1.471 casi);
  • per il gomito: 52 Braccio gomito incluso (540 casi);
  • per la mano: 53 mano, 54 Dita, 55 Polso (841 casi);
  • per il rachide; 31 Schiena, colonna vertebrale e vertebre schiena incluse, 39 Schiena e altre parti non specificate sopra (2897 casi).

La figura seguente riporta i casi di infortunio, così selezionati per sede e natura della lesione, ripartiti per le professioni classificate a 2 cifre. Sono considerate le professioni per cui gli infortuni sono più frequenti. 

L’80%: dove e a chi

Le professioni rappresentate in figura comprendono l’80% dei casi di infortunio.

Lussazioni, sub lussazioni, distorsioni, stiramenti lesioni interne

Risulta molto evidente che la distribuzione degli infortuni da sforzo che possono essere indicativi si un sovraccarico biomeccanico hanno una distribuzione nelle attività lavorative diversa rispetto alle malattie professionali. 

Ovviamente non si tratta di indicatori di rischio in quando i valori non sono rapportati al numero di lavorati, ma questa analisi indica comunque una direzione verso cui orientare le attenzioni della prevenzione. 

Suggerisce anche un indicatore utile all’interno di ogni attività produttiva (azienda o comparto) da affiancare a quello delle malattie professionali che comunque hanno un iter di certificazione più articolato e complesso e fanno riferimento ad esposizioni meno circostanziate.