11.1 Crema protettiva/pomata

L’esposizione professionale a radiazioni non ionizzanti ultraviolette (UV) può essere generata da sorgenti sia artificiali (operazioni di saldatura etc.) sia naturali “radiazioni solari” (lavorazioni svolte all’aperto quali ad esempio agricoltura, pesca etc.). Gli effetti derivanti dall’esposizione agli UV sono prevalentemente a carico dell’occhio e della cute.

Un’esposizione prolungata della cute ai raggi UV richiede grande prudenza perché può provocare effetti dannosi, sia acuti (lesioni di tipo eritematoso) sia cronici (metaplasia cellulare che può esitare in lesioni di tipo neoplastico).

La sensibilità cutanea alla luce solare, in particolare ai danni da UV, è una caratteristica individuale, indicata come fototipo (vedi appendice 1 “Classificazione del fototipo secondo Fitzpatrick”), che condiziona l’insorgenza delle varie manifestazioni indotte dalla fotoesposizione.

Il D. Lgs. 81/2008 e s.m.i. inserisce nell’allegato VIII al punto 2. “Elenco indicativo e non esauriente delle attrezzature di protezione individuale“ le creme protettive/pomate quali dispositivi di protezione della pelle.

Recentemente è stata pubblicata la norma UNI CEN ISO/TR 26369 (vedi appendice 2 “Elenco NORME UNI“) che esamina i metodi più comunemente utilizzati per valutare il fattore di fotoprotezione dei prodotti di protezione solare applicati sul corpo umano. La norma UNI EN ISO 22716 (vedi appendice 2 “Elenco NORME UNI“) fornisce invece le linee guida per la produzione, il controllo e la conservazione dei prodotti cosmetici e copre tutti gli aspetti di qualità del prodotto, a garanzia del consumatore finale.

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