Nei periodi prevalentemente estivi le temperature raggiungono valori elevati determinando uno “stress temico” con conseguente difficoltà a svolgere mansioni pesanti. Strutture e/o capannoni non termicamente isolati, mancanza di ricambi d’aria, fanno si che il rischio non sia limitato ai lavoratori che lavorano all’aperto, quali agricoltori, addetti alla raccolta di frutta e/o verdura sia nei campi sia nelle serre e gli operai dei cantieri edili e stradali.

È necessario valutare due semplici parametri: la temperatura dell’aria e l’umidità relativa.

Sono a “rischio” le giornate in cui la temperatura all’ombra supera i 30°C e/o l’umidità relativa è superiore al 70%.

L’Istituto Nazionale Francese per la Ricerca sulla Sicurezza ha elaborato la “Carta dell’indice di calore”, uno schema semplificato che fornisce l’Heat Index (vedi Tabella 2) cioè l’indice di pericolosità, in relazione alla temperatura dell’aria (misurata con un termometro) e l’umidità dell’aria (misurata con un igrometro).

Gli indici riportati sono validi per lavoro all’ombra quanto tira un vento leggero.

Tabella 2 – Carta dell’indice di calore

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Il rischio è più elevato in caso delle cosiddette “ondate di calore”, poiché l’acclimatamento richiede un certo periodo di tempo, variabile dagli 8 ai 12 giorni. I segnali di allarme sono: sete intensa, crampi muscolari, nausea, vomito, vertigini, perdita di stato di coscienza, collasso. Sono raccomandati possibili comportamenti di auto protezione (vedi 9.3.1.1.1 “Possibili comportamenti di auto protezione”)

Il rischio è aumentato da fattori legati al posto di lavoro (vedi Tabella 3).

Tabella 3 – Fattori che possono aumentare il rischio da esposizione a “caldo intenso”

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