6.2.1.1 Respiratori isolanti autonomi

I respiratori isolanti autonomi sono costituiti da maschere intere o semimaschere con erogatori a domanda alimentati con gas respirabile contenuto in un recipiente a pressione (il sistema è dotato di riduttore di pressione per consentire la respirazione).

Offrono una maggiore libertà di movimento rispetto ai sistemi isolanti non autonomi, ma essendo sistemi piuttosto complessi richiedono una formazione di livello elevato e una manutenzione rigorosa. Sono di autonomia ridotta rispetto ai sistemi isolanti non autonomi.

I respiratori isolanti autonomi possono essere a circuito aperto (l’aria espirata viene rilasciata all’esterno) oppure a circuito chiuso (l’aria espirata viene convogliata su una cartuccia che ne assorbe la CO2 e la arricchisce in ossigeno contenuto in una bombola; la miscela risultante è poi avviata ad un sacco polmone, da cui viene respirata). Gli autorespiratori a circuito aperto ad aria compressa sono di tipo 1 (per uso industriale ) e di tipo 2 (per la lotta contro gli incendi).

Di solito l’autonomia di un sistema a circuito aperto ad aria compressa  è di circa 30 minuti, mentre gli autorespiratori a circuito chiuso hanno una maggiore durata di utilizzo. Questo fatto può incidere nella scelta di un tipo di respiratore, a seconda della durata presumibile dell’intervento da effettuare.

Particolari respiratori isolanti autonomi sono le attrezzature per uso subacqueo come gli autorespiratori per uso subacqueo a circuito chiuso e gli autorespiratori per uso subacqueo a  circuito aperto ad aria compressa, mentre gli scafandri per sommozzatori sono dei particolari respiratori isolanti non autonomi.

Queste attrezzature trovano impiego da parte di operatori in svariati settori: manutenzione portuale, istruttori, accompagnatori per turismo subacqueo, manutenzione di grandi acquari, acquacoltura, piattaforme per l’estrazione del petrolio e del gas naturale, recupero di relitti, speleologia subacquea, operazioni di soccorso.

Gli scafandri sono adoperati per immersioni  in profondità e di lunga durata, mentre gli autorespiratori a circuito aperto e aria compressa per le immersioni in profondità ma di durata minore.

Gli autorespiratori a circuito chiuso sono invece usati per immersioni di lunga durata (per la maggiore autonomia dovuta al principio di funzionamento, che consente il riutilizzo del gas espirato) ma a breve profondità (6 metri).

In questi DPI le miscele sono convogliate alle vie respiratorie per mezzo di tubazioni e boccagli; la maschera può essere parte integrante del dispositivo di fornitura della miscela respiratoria oppure esserne separata. In ogni caso, i dispositivi devono essere realizzati in modo che i sistemi di regolazione non possano essere azionati inavvertitamente dal subacqueo durante le operazioni in immersione e debbono essere realizzati con materiali resistenti all’usura ed agli insulti meccanici. Debbono inoltre essere di facile detersione e disinfezione.

Dopo la ricarica delle bombole (nel caso degli autorespiratori a circuito aperto ad aria compressa), è necessario verificare la quantità di ossigeno in esse presente per mezzo di  un analizzatore d’ossigeno (il cui sensore deve essere cambiato periodicamente in quanto perde rapidamente affidabilità con la vetustà) e annotarla sulla bombola.