Il rischio chimico deriva direttamente dalla composizione del preparato (FLR) sia esso “nuovo”, o rigenerato. La suddetta composizione chimica (vedi appendice 1 “Principali agenti chimici pericolosi presenti e/o che si sviluppano durante le lavorazioni di asportazione truciolo e lavorazioni connesse”), determinata dai requisiti tecnici che il FLR deve possedere, può variare con l’uso. Si possono riscontrare tracce di ioni metallici come cromo, nichel, berillio e cobalto provenienti dagli utensili o dai materiali lavorati (leghe speciali) nonché sostanze aggiunte al fluido per pulire e disinfettare il circuito di lubrorefrigerazione.
Durante lo svolgimento di numerose lavorazioni metalmeccaniche che impiegano i FLR, si ha generalmente lo sviluppo e la diffusione nell’ambiente di lavoro di sostanze rinvenibili sotto forma di:
- fumi;
- vapori;
- nebbie oleose;
- getti e schizzi di FLR (liquidi).
Le nebbie che si generano durante l’impiego di FLR, possono essere più o meno stabili, hanno una elevata penetrazione nelle vie respiratorie, non condensano né sedimentano facilmente. Le dimensioni delle goccioline sono determinanti dal punto di vista della penetrazione nell’apparato respiratorio; quelle più ridotte possono interessare i bronchi e gli alveoli. Va inoltre tenuto presente il rischio di ingestione di aerosol, nonché di contatto cutaneo con i FLR nuovi o in lavorazione (manipolazione dei pezzi bagnati, immersione delle mani nelle vasche, indumenti di lavoro impregnati d’olio, etc).
I FLR emulsionabili, diluiti per l’impiego, sono dei sistemi acquosi il cui pH consente la sopravvivenza e la proliferazione di batteri, lieviti e funghi. Questo terreno di coltura può, può rappresentare un rischio dal punto di vista biologico (vedi appendice 2 “Rischio biologico”) per la proliferazione dei microrganismi (anche con formazione di endotossine) e può costituire il medium favorevole per “nuove” reazioni chimiche.