Chi lavora come impiantista idraulico è esposto a diversi fattori di rischio. Ci sono, infatti, pericoli generali, relativi cioè al luogo in cui si opera: la caduta di persone e oggetti, ad esempio, è uno di questi. E lo sono anche gli inciampi, gli urti e le ferite con oggetti e attrezzature, come pure il rumore. Oltre a questi, esistono pericoli specifici, ovvero legati all’attività che installatori e manutentori termoidraulici svolgono nel cantiere o negli edifici. L’intervento sulle tubazioni di un impianto in pressione o la movimentazione di carichi – solo per menzionarne alcuni – possono essere infatti all’origine di incidenti. In questo articolo approfondiamo il tema della sicurezza sul lavoro degli impiantisti idraulici, concentrandoci in particolare sugli infortuni, le loro cause e le loro conseguenze. I dati nazionali e quelli regionali dell’Emilia-Romagna ci aiutano a dare al fenomeno una dimensione quantitativa oggettiva, base di partenza necessaria per valutazioni qualitative successive, volte a prevenire questi eventi e tutelare gli operatori del settore.
L’installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento dell’aria in Italia
In Italia, l’installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento dell’aria (inclusa manutenzione e riparazione) all’interno di costruzioni o altre opere edili, è compresa nella più ampia categoria di “Lavori di costruzione specializzati”. La sezione di riferimento della classificazione ATECO1 delle attività economiche è pertanto la F43.
Il primo dato da considerare riguarda il numero di realtà e di persone che fanno questo lavoro.
Gli Open Data INAIL2 (consultabili mediante la modalità di lettura resa disponibile da CIIP3) ci dicono che nel periodo 2017-2021 sono presenti 514.943 PAT4 con 952.198 addetti5. La dimensione media stimata di queste attività è pertanto di 1,8 addetti per PAT.
Per capire meglio la densità del segmento, mettiamolo a confronto con le altre due divisioni della stessa sezione:

Il secondo dato da considerare è quello degli infortuni sul lavoro. In questo caso, prendiamo in esame la media calcolata sulle ultime informazioni disponibili, ovvero la media inerente il periodo 2020-2024. Distinguendo i diversi tipi di accadimento e di conseguenza, possiamo stimare un indice (un tasso grezzo) di eventi accaduti ogni 1.000 addetti in un anno6 per tutte le sezioni della stessa sezione ATECO:

Come emerge dalle tabelle sopra riportate, le attività della divisione “F43 – Lavori di costruzione specializzati” hanno un indice di infortuni intermedio tra “F42 – Ingegneria civile” e “F41 – Costruzione di edifici residenziali e non residenziali”.
Ma portiamo il confronto, e le conclusioni che ne derivano, su un piano ulteriore. Facciamo le stesse analisi – per gli stessi periodi – per tutte le attività classificate nella sezione ATECO “C – Attività manifatturiere” per cui risulta che a livello nazionale ci fossero nel periodo 2020-2024 515.995 PAT e 4.093.960 addetti con una media di 7,9 addetti per PAT. L’indice di infortuni appare così distribuito:

Questi sono dati generali ma indicano già che l’installazione di impianti idraulici fa parte di un tipo di attività con un rischio di infortunio più alto rispetto alle altre attività manifatturiere. Infatti, per tutte le tipologie di esito (denunciati, riconosciuti, gravi T40 e gravi PP16) sia gli infortuni occorsi nel luogo di lavoro sia quelli avvenuti sul lavoro con mezzi di trasporto hanno indicatori di rischio superiori, mentre solo gli infortuni in itinere presentano valori similari.
Un altro elemento utile per completare il quadro è il genere della persona infortunata che, nel comparto idraulico, ha una netta prevalenza maschile.


Sicurezza degli impiantisti idraulici in Emilia-Romagna
Un’analisi più precisa può essere fatta analizzando la situazione dell’Emilia-Romagna con i dati resi disponibili da SIRP-ER7. Entrare nel merito di questa Regione, infatti, non serve tanto a delineare una specificità territoriale o una cifra nazionale; quanto piuttosto a far emergere alcune peculiarità del settore, il sintomo di alcuni caratteri tipici di questa attività, indipendentemente dalla sua realizzazione geografica.
Grazie al sistema di interrogazione dell’Emilia-Romagna, anch’esso basato su dati INAIL, è possibile selezionare le attività con un grado maggiore di dettaglio e, ad esempio, approfondire le attività proprie di “Installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento dell’aria (inclusa manutenzione e riparazione) in edifici o in altre opere di costruzione”.
Prima di questo approfondimento, però, cerchiamo di descrivere nel loro insieme le attività “F43 – Lavori di costruzione specializzati” così come sono presenti in questo territorio.
I lavori di costruzione specializzati nel dettaglio
I dati riportati nelle tabelle che seguono sono relativi al periodo 2022-2024, sia per quanto riguarda aziende e addetti, sia per quanto riguarda gli infortuni.

Come si può notare, l’attività “F 433 Completamento e finitura di edifici” è la più presente sia come PAT che come addetti8.
Al secondo posto per numero di addetti risulta “F 4322 Installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento dell’aria”; mentre al terzo posto troviamo “F 4321 Installazione di impianti elettrici”.
Anche per quanto riguarda gli infortuni nel luogo di lavoro o in occasione di lavoro con mezzo di trasporto (esclusi quindi gli infortuni in itinere), si verifica la stessa situazione:

“F 433 Completamento e finitura di edifici” è l’attività con numero più elevato di infortuni per 1.000 addetti per anno. Al secondo posto “F 4322 Installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento dell’aria”. Al terzo posto, “F 4321 Installazione di impianti elettrici”.
Questo andamento suggerisce l’opportunità di un ulteriore approfondimento9.
Gli addetti all’impiantistica idraulica in Emilia-Romagna
La maggior parte delle PAT che svolgono queste attività in Emilia-Romagna ha un numero di addetti compreso tra 1 e 3: si tratta pertanto di aziende di piccole dimensioni con una media di operatori pari a 1,4 per PAT. Il 71,5% di loro lavora dunque in aziende con meno di 15 persone.

Anche per le attività di installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento dell’aria in questa regione è possibile analizzare gli infortuni accaduti e proporre una lettura mediante indicatori di rischio (tasso grezzo di infortuni):

Il confronto con le “Attività manifatturiere” conferma che le attività di installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento dell’aria hanno un rischio di infortunio più alto per tutte le tipologie di infortunio con la sola eccezione per gli infortuni in itinere.

Cerchiamo ora di capire chi c’è dietro a questi numeri, ovvero “chi sono” gli addetti coinvolti negli infortuni, attraverso alcune informazioni demografiche. Se prendiamo in esame il genere della persona infortunata, risulta che si tratta in prevalenza di lavoratori uomini.

Considerando invece la nazione di nascita della persona infortunata, risulta che circa il 13% degli infortunati non è nato in Italia.

Se guardiamo infine all’età degli infortunati, osserviamo un numero rilevante fin dalle fasce più giovani, ovvero a partire dai 20 anni in su, con valori paragonabili per le età superiori fino a 60 anni.

In sintesi, possiamo affermare che nel periodo e nel territorio oggetto di questa analisi, la frequenza degli infortuni nel comparto è elevata e interessa principalmente la componente maschile, con una presenza consistente di persone straniere, e di età compresa tra i 20 e i 59 anni.
La dinamica degli infortuni avvenuti in Emilia-Romagna
Le informazioni sulle modalità di accadimento degli infortuni secondo la classificazione ESAW10 ci permettono di analizzare gli infortuni in modo ancora più specifico per capire se ci sono modalità, strumenti o dinamiche ricorrenti (ed evidenziare così eventuali aree di miglioramento dei processi di prevenzione, informazioni e sensibilizzazione).
Portiamo allora i dati sotto la lente delle seguenti variabili: tipo di luogo, tipo di lavoro, attività fisica, agente materiale dell’attività fisica, deviazione rispetto alla norma, sede della lesione, natura della lesione.
I luoghi pericolosi
“Sito industriale” è il luogo dove è avvenuta la percentuale più alta di infortuni riconosciuti (26,5%), di infortuni gravi T40 (26,7%) e di infortuni gravi PP16 (41,7%). Nel sito industriale sono aree di infortuni soprattutto: “Luogo dedicato principalmente al magazzinaggio, al carico, allo scarico”, “Luogo di produzione, officina, laboratorio”, “Area destinata ad operazioni di manutenzione o riparazione”.
Il secondo luogo più pericoloso è il “Cantiere di costruzione” (24% di infortuni riconosciuti, 21% di quelli gravi T40 e 25% di quelli gravi PP16). Il terzo è il “Domicilio” (22% di infortuni riconosciuti, 22% di quelli gravi T40 e 8% di quelli gravi PP16).

I lavori pericolosi
Sono definite “Attività complementari” eppure sono proprio quelle per cui si è verificata la maggior parte degli infortuni (37% di infortuni riconosciuti, 32% di quelli gravi T40 e 42% di quelli gravi PP16). Si tratta di fatto di operazioni di “Installazione, preparazione, montaggio, smontaggio” e di “Manutenzione, riparazione, registrazione, messa a punto”: attività che sono in realtà parte rilevante del compito richiesto.
La seconda lavorazione per frequenza di infortuni risulta “Produzione, trasformazione, trattamento, magazzinaggio” (22,3% di infortuni riconosciuti, 24,3% di quelli gravi T40 e 41,7% di quelli gravi PP16). “Magazzinaggio” e “Produzione, trasformazione, trattamento” le due lavorazioni più interessate dagli infortuni.
L’attività di “Sterro, costruzione, manutenzione e demolizione edili” è la terza lavorazione per frequenza (13,8% di infortuni riconosciuti, 15,2% di quelli gravi T40 e 16,7% di quelli gravi PP16).
Durante l’attività di “Circolazione, con o senza mezzi di trasporto” si è verificato il 10,8% di infortuni riconosciuti, 11,5% di quelli gravi T40 ma nessun infortunio grave PP16.

Le azioni pericolose
“Movimenti”, “Manipolazione di oggetti”, “Lavoro con utensili a mano”, “Trasporto manuale” hanno causato oltre l’80% degli infortuni riconosciuti. In particolare:
- “Movimenti” (29,5% di infortuni riconosciuti, 32,9% di quelli gravi T40 e 58,3% di quelli gravi PP16), e fra essi il semplice “Camminare, correre, salire, scendere, ecc.”;
- “Manipolazione di oggetti” (22,1% di infortuni riconosciuti, 21,9% di quelli gravi T40 e 25% di quelli gravi PP16);
- “Lavoro con utensili a mano” (16,1% di infortuni riconosciuti, 11,7% di quelli gravi T40 e nessuno di quelli gravi PP16), in particolare egualmente suddivisi tra “Lavorare con utensili a mano manuali” e “Lavorare con utensili a mano motorizzati”;
- “Trasporto manuale” (14,9% di infortuni riconosciuti, 16,3% di quelli gravi T40 e 16,7% di quelli gravi PP16), in particolare “Trasporto verticale, sollevare, alzare, portare in basso un oggetto” e “Trasporto a mano di carichi (portare)”.

Gli oggetti di lavoro
I tipi di agenti materiali utilizzati nello svolgimento delle attività che hanno portato agli infortuni sono stati molti. Il 75% degli eventi si è verificato mentre si “lavorava” con agenti materiali appartenenti alle seguenti classi, elencate in ordine di frequenza decrescente:
- “Materiali, oggetti, prodotti, elementi costitutivi di macchine, detriti, polveri”;
- “Edifici, costruzioni, superfici in altezza (interni o esterni)”;
- “Edifici, costruzioni, superfici a livello (interni o esterni, fissi o mobili, temporanei o meno)”;
- “Utensili a mano, senza motore”;
- “Utensili tenuti o manovrati a mano, meccanizzati”;
- “Macchine e attrezzature fisse”;
- “Dispositivi di distribuzione di sostanze, di alimentazione, canalizzazioni”;
- “Veicoli terrestri”;
- “Dispositivi di convogliamento, trasporto e stoccaggio”.

Cosa è andato storto
Fino al momento dell’incidente, tutto sembrava procedere correttamente, ma poi qualcosa è andato storto e c’è stata una “deviazione rispetto alla norma” o rispetto a quello che lo stesso lavoratore si aspettava. Cosa è successo? L’analisi di questo aspetto mette in evidenza, più delle altre variabili, la grande varietà di situazioni di rischio. Ciò che “è andato storto” è un indicatore di una prevenzione che nel suo complesso non ha funzionato come doveva.
La deviazione più frequente è stata “Movimento del corpo sotto sforzo fisico (che porta generalmente ad una lesione interna)” (20,1% di infortuni riconosciuti, 19,5% di quelli gravi T40), e in particolare “Sollevando, portando o alzandosi” e “Passo falso, torsione di gamba o caviglia, scivolamento senza caduta”.
Al secondo posto, troviamo invece “Scivolamento o inciampamento – con caduta di persona” (18,1% di infortuni riconosciuti, 27,8% di quelli gravi T40 e 66,7% di quelli gravi PP16). E in particolare “Caduta di persona dall’alto” e “Scivolamento o inciampamento – con caduta di persona – allo stesso livello”.
La terza deviazione più ricorrente è stata invece “Perdita di controllo totale o parziale di una macchina, di un mezzo di trasporto/attrezzatura di movimentazione, di un utensile a mano o oggetto, di un animale” (16,0% di infortuni riconosciuti, 14,1% di quelli gravi T40 e 8,3% di quelli gravi PP16) e in particolare “Perdita di controllo totale o parziale di utensile a mano (motorizzato o no), nonché del materiale lavorato dall’utensile” e “Perdita di controllo totale o parziale di oggetto (portato, spostato, movimentato, ecc.)”.
Il “Movimento del corpo senza sforzo fisico (che porta generalmente a una lesione esterna)” (15% di infortuni riconosciuti, 12% di quelli gravi T40), in particolare “Movimenti scoordinati, gesti intempestivi, inopportuni”, risulta al quarto posto.
Infine, la quinta deviazione più comune è stata “Rottura, frattura, scoppio, scivolamento, caduta, crollo dell’agente materiale” (9,3% di infortuni riconosciuti, 8,8% di quelli gravi T40 e 8,3% di quelli gravi PP16), in particolare “Scivolamento, caduta, crollo di agente materiale posto al di sopra (che cade sulla vittima)” e “Rottura, esplosione con produzione di schegge (legno, vetro, metallo, pietra, plastica, altro)”.
Queste 5 deviazioni hanno causato oltre l’80% di tutti i tipi di infortuni (riconosciuti, T40, PP16).
Il corpo dopo l’infortunio
Quando la “deviazione” ha modificato il corso delle cose rispetto a quello che ci si aspettava o che si desiderava, entrano in gioco forze superiori a quelle umane (macchine, carichi, forza di gravità, esplosioni, ecc.) e le conseguenze sul corpo non sono sempre prevedibili. Le ricadute di questi eventi sulla nostra vita (un infortunio lieve, con molti giorni di malattia; un incidente con invalidità permanenti, o addirittura la morte), il più delle volte non possono che essere valutate a posteriori. Ogni parte del nostro corpo può essere coinvolta, alcune più di frequente, altre con conseguenze più gravi.
Nel caso degli idraulici e degli impiantisti termoidraulici, la sede più tipica della lesione sono gli arti superiori e quelli inferiori. Per i primi, risultano coinvolte tutte le parti: dita, mano, polso, braccio (gomito incluso), spalla e articolazione della spalla. Per gli arti inferiori troviamo soprattutto: gamba (ginocchio incluso), caviglia, piede.

I tipi di lesione più frequenti sono stati:
- “Ferite e lesioni superficiali” (49,5% di infortuni riconosciuti, 27,2% di quelli gravi T40) in particolare “Lesioni superficiali” e “Ferite aperte”;
- “Lussazioni, distorsioni e stiramenti” (24,5% di infortuni riconosciuti, 26,1% di quelli gravi T40), con in particolare “Distorsioni e stiramenti”;
- “Fratture ossee” (15,8% di infortuni riconosciuti, 35,7% di quelli gravi T40 e 100% di quelli gravi PP16)”, in particolare “Fratture chiuse”.

Le professioni più esposte
Sono 111 le diverse professioni coinvolte. Presentiamo di seguito le prime 11, coinvolte nell’80% dei casi.

Quelli che abbiamo analizzato sono infortuni già accaduti, forse persino a noi stessi o a persone che conosciamo. Arrivati fin qui, non possiamo che ripartire da capo, non tanto nella lettura, quanto nel ripensare il nostro lavoro e a come ci comportiamo mentre lo svolgiamo. Un esercizio necessario, per cominciare ad essere attenti, previdenti e “preventivi” molto, molto prima del momento di una possibile deviazione. Perché spesso, a quel punto, è troppo tardi e non sempre è possibile riparare o persino raccontare ciò che è accaduto.
Gli infortuni mortali: 3 casi per riflettere e agire
Infor.MO, è un sistema di sorveglianza nazionale degli infortuni mortali e gravi sul lavoro, nato grazie a un progetto di ricerca sperimentalmente avviato dall’Ispesl e dal Ministero della Salute. Alla sua realizzazione hanno collaborato i principali soggetti istituzionali preposti alla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro: il Servizio Sanitario Nazionale, attraverso gli Assessorati regionali alla sanità e i Dipartimenti di prevenzione delle Asl, l’Ispesl, l’Inail, con il contributo delle Parti Sociali. Le informazioni sugli infortuni mortali e gravi nell’archivio nazionale del Sistema Infor.MO, sono inserite dagli operatori delle Asl.
Anche l’attività di “Installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento dell’aria (inclusa manutenzione e riparazione) in edifici o in altre opere di costruzione” è stata coinvolta in casi di infortuni mortali a livello nazionale. Dal sistema Infor.MO sono state estratte le descrizioni di 3 casi raccolti in questo approfondimento.
Lasciamo a ciascun lettore l’interpretazione di quanto accaduto e gli effetti teorici e pratici che, questi e altri episodi simili, potrebbero e dovrebbero produrre. È tuttavia importante ricordare che gli incidenti gravi raramente nascono da gesti folli: sono frutto di gesti consueti in sistemi permissivi. Di solito un lavoratore non vuole correre un rischio: vuole risolvere impedimenti operativi. Le persone non vogliono morire, spesso cercano solo una soluzione veloce. Quanto spesso la logica della risoluzione rapida vince sulla considerazione accorta delle possibili conseguenze? L’urgenza riduce la capacità di valutazione del rischio.
E poi, se una pratica funziona più volte, sebbene pericolosa, viene etichettata come sicura dal nostro cervello, pur non essendolo affatto! Non si tratta infatti di sicurezza, ma di assenza di incidente fino a quel momento. Quando qualcosa è familiare, la percezione del rischio cala drasticamente. Il cervello dice: “L’ho fatto mille volte. È sotto controllo”, anche se non è vero.
Di fatto, la prevenzione funziona quando le conseguenze sono mentalmente concrete, per tutti.
Per questo leggere la descrizione degli eventi accaduti è un’esperienza che deve rimanere impressa nella memoria. Una lettura che aumenta la nostra competenza di percepire gli elementi di un contesto, che ci rende più capaci di essere consapevoli delle situazioni, dei pericoli e della loro presenza, del loro potenziale evolversi in danno.
Il nostro sistema cognitivo “vivente” è capace di valorizzare queste letture. Aiutiamolo, poi agiamo per salvarci.
Note all’articolo
- ATECO – L’ATECO è la classificazione delle attività economiche adottata dall’Istat per finalità statistiche, cioè per la produzione e la diffusione di dati statistici ufficiali. Il codice ATECO di basa su 6 livelli che indicano: sezioni (lettere), divisioni, gruppi, classi, categorie, sottocategorie.
- Open Data INAIL: Fra gli Open Data INAIL, i dati semestrali contengono le informazioni più complete disponibili sulle denunce di infortunio e malattia professionale inclusi il riconoscimento delle domande, le giornate di indennizzo, le eventuali invalidità permanenti e la diagnosi della malattia.
- CIIP – Su iniziativa della CIIP: Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione – è accessibile a tutti una modalità di lettura degli Open Data pubblicati da INAIL sugli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Sono disponibili i dati semestrali 2017-2022 estrazione del 31/10/2022.
- PAT: Le PAT sono Posizioni Assicurative Territoriali, cioè indirizzi fisici dove vengono raggruppate le singole polizze assicurative. Una PAT non è assimilabile a un’unità produttiva perché può anche essere accentrata in altre sedi o nella sede legale.
- Addetti: Gli addetti diffusi da INAIL non sono soggetti fisici, ma sono stimati a partire dalle masse salariali e rapportati all’intero anno. Si tratta di annualità salariali calcolate in base al salario per attività produttiva (ATECO) e provincia.
- Tipi di accadimento e di conseguenze – Occasione di lavoro – Per infortunio in occasione di lavoro si intende un evento accaduto durante l’orario di lavoro, anche se ci si stava spostando dalla sede dell’azienda per lavoro. Stradale – Per infortunio stradale di intendono gli infortuni accaduti nelle principali vie di comunicazioni (stradali, ferroviarie, aeree e navali). Infortunio in itinere – È infortunio in itinere l’infortunio che si verifica lungo il tragitto casa-lavoro o luogo di ristoro e viceversa. T40 e PP16 – Gli infortuni gravi T40 sono quelli che hanno comportato un’assenza dal lavoro maggiore di 40 giorni o conseguenze più gravi come postumi permanenti o la morte del lavoratore. Gli infortuni gravi PP16 sono quelli che hanno comportato un’invalidità superiore al 15%. (Per gli infortuni gravi, l’ultimo anno considerato non è significativo. Per questa tipologia di infortuni è necessario molto tempo per l’esatta valutazione dei postumi (esiti permanenti), e inoltre è frequente il contenzioso in sede civile per stabilire l’entità oppure per stabilire il nesso causale fra danno e attività lavorativa.)
- SIRP-ER: Il Sistema Informativo per la Prevenzione della Regione Emilia-Romagna è un portale che riunisce e rende fruibile il ricco patrimonio informativo disponibile sulla salute dei lavoratori.
- Tinteggiatura e posa in opera di vetri; Posa in opera di infissi; Rivestimento di pavimenti e di muri; Intonacatura; Altri lavori di completamento e di finitura degli edifici.
- Si nota che nelle voci F 432202 Installazione di impianti per la distribuzione del gas (inclusa manutenzione e riparazione); F 432203 Installazione di impianti di spegnimento antincendio (inclusi quelli integrati e la manutenzione); F 432204 Installazione di impianti di depurazione per piscine (inclusa manutenzione e riparazione); F 432205 Installazione di impianti di irrigazione per giardini (inclusa manutenzione e riparazione) risultano presenti meno dell’1% delle attività di F4322.
- ESAW: Le informazioni sulle modalità di accadimento degli infortuni secondo le classificazioni ESAW/2 consente di analizzare gli infortuni per le seguenti variabili: tipo di luogo, tipo di lavoro, attività fisica, agente materiale dell’attività fisica, deviazione rispetto alla norma, agente materiale deviazione, contatto che ha provocato i danni alla vittima, agente materiale contatto, sede della lesione, natura della lesione.
Immagine di copertina generata con IA