Da MINISTERO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE DECRETO 2 maggio 2001 Criteri per l’individuazione e l’uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI). (Gazzetta Ufficiale n. 209 del 8/9/2001 – Suppl. Ordinario n. 226)
Materiali permeabili all’aria
I materiali tessili permeabili all’aria usati per indumenti protettivi agiscono sia tramite l’effusione di liquidi con minimo d’assorbimento e di penetrazione, sia tramite una penetrazione sufficientemente ritardata per permettere a chi li indossa di riparare in un luogo sicuro e di togliere gli indumenti o, nel caso di stoffe a prova di polvere, per prevenire la penetrazione di particelle solide. Esempi comuni sono stoffe fittamente tessute o filate che permettono all’aria od a vapori umidi di trapassarle e perciò di offrire conforto a chi le indossa. Tuttavia, a causa della loro natura, esse offrono solo una protezione limitata contro liquidi e polveri e non offrono una barriera soddisfacente contro i gas (sebbene alcuni speciali materiali assorbenti contenenti carbone attivato siano efficaci contro molti gas e vapori mentre lo strato assorbente rimane insaturo). Applicazioni adeguate sono giacche da laboratorio e maschere antipolvere.
I materiali semipermeabili o microporosi, come le pellicole trattate con politetrafluoretilene o i tessuti ricoperti di poliuretano, permettono all’aria ed al vapore acqueo di diffondersi attraverso di essi mentre offrono una barriera al passaggio di liquidi. Essi possono essere di solito penetrati da liquidi a bassa tensione di superficie.
Le procedure di pulizia e di uso generale tendono ad aumentare la velocità delle penetrazioni.
La penetrazione di materiali permeabili all’aria da parte di polvere trasportata dall’aria dipende dalla velocità d’impatto, dal diametro delle particelle aerodisperse e dal diametro dei pori.
In caso di pericoli gravi, si richiede l’accertamento dell’efficienza della filtrazione del materiale.