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Movimentazione manuale dei carichi: i principali rischi

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Per movimentazione manuale dei carichi, spesso abbreviato con la sigla MMC, si intende la movimentazione manuale di pesi di diversa entità e natura.
In questa definizione rientrano quindi azioni come il sollevamento, il posizionamento, il trasporto, il traino e la spinta di carichi di vario tipo: oggetti, materiali o merci, ma anche attrezzi di lavoro.  
Si tratta di un’attività diffusa in numerosi settori che, se non effettuata in modo adeguato, può comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
In questo articolo, vediamo quali sono quelli principali e come prevenirli.

Quali sono i rischi più frequenti nella movimentazione manuale dei carichi? 

Quando lavoriamo, il nostro corpo è sottoposto a ciò che viene definito carico biomeccanico quotidiano che può variare per tipologia e intensità. Se i nostri movimenti sono armonici e contenuti entro certi limiti, ne traiamo un beneficio. Se invece sono eccessivi, assenti o scorretti, è probabile che si verifichi un eccesso di stress o di tensione in una o più parti del corpo. In gergo questa condizione viene chiamata sovraccarico biomeccanico e può comportare danni alla salute anche a lungo termine.  

Dolori o malattie muscolo-scheletriche e problemi articolari rappresentano la patologia professionale più diffusa legata ai lavori che prevedono sollecitazioni e movimenti fisici costanti. Questo riguarda anche attività in cui è necessario esercitare forza con le mani, con le braccia e con le dita in maniera ricorrente, anche se senza sforzo apparente, ad esempio in fase di assemblaggio prodotti.
In molti casi, infatti, gli addetti che se ne occupano assumono posture anatomicamente scorrette. Queste ultime, sommate alla ripetitività, alla velocità di esecuzione e ai periodi di recupero scarsi, aumentano il rischio di malattie da sovraccarico del rachide (in particolare della colonna vertebrale lombare), del gomito, delle dita e la sindrome del tunnel carpale.

Esistono inoltre fattori psicosociali che possono aggravare condizioni individuali già presenti: essere costretti a lavorare in fretta o secondo ritmi predefiniti, ad esempio, può dare luogo a comportamenti frettolosi e imprudenti che possono incidere sulla salute di collo, spalla, mano e polso.
Nelle situazioni più acute, si può arrivare persino alla cronicizzazione di patologie pregresse, come la lombalgia. 
A tutto questo si aggiungono infine gli infortuni da sforzo o correlati a una sottovalutazione di altri  rischi particolari, come la presenza di ostacoli lungo il percorso, di temperature inadeguate o di vibrazioni.

Come prevenire i rischi da movimentazione manuale dei carichi 

La prima forma di prevenzione è la formazione e la trasmissione di informazioni sul rischio generale e su quello particolare, ovvero relativo a un preciso luogo di lavoro.
Come indicato anche dall’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro, infatti, è necessario adottare un “approccio ergonomico partecipativo”.
Cosa significa? Significa che tutti i lavoratori vengono coinvolti attivamente anche nella pianificazione e gestione di una quantità significativa della loro attività lavorativa, e messi nelle condizioni di poter influenzare sia i processi che i risultati, per raggiungere l’obiettivo di una condizione di lavoro sicura e salubre. Il che vuol dire anche saper comunicare adeguatamente con loro. 
In questo senso, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS e RLST) hanno un ruolo chiave, perché capaci di promuovere, facilitare e garantire tale partecipazione collettiva. 

Una progettazione attenta e orientata alla prevenzione degli spazi di lavoro è un altro tassello fondamentale per la riduzione dei rischi da sovraccarico biomeccanico. I principi ergonomici dell’usabilità, dell’efficienza, dell’affidabilità e della semplicità, sono i principali criteri per ottimizzare l’adattamento del lavoro all’uomo.  Infine, spostandosi dalla sfera collettiva a quella individuale, è sicuramente vero che anche un adeguato stile di vita (ovvero un’alimentazione sana, un’attività motoria regolare e senza il consumo di sostanze dannose per l’organismo), può favorire il mantenimento della capacità di lavoro biomeccanico nel tempo.

Check-list: 5 valutazioni da fare prima di spostare un carico 

In sintesi, prima di procedere alla movimentazione dei carichi, è bene: 

  1. censire gli oggetti per capire quanti sono, che volume hanno e quanto pesano (3, 5, 10, 15, 20 o 25 kg) senza superare i pesi di riferimento per genere ed età. In questo è importante fidarsi dei numeri, e non di se stessi, poiché la percezione personale può trarre in inganno e si tende sempre a sottovalutare il carico;  
  2. considerare dove sono collocati e dove devono essere riposti gli oggetti (distanza dal corpo e altezza da terra); 
  3. esaminare le condizioni ambientali: esistono pavimenti scivolosi, piani inclinati o dislivelli? L’ambiente è troppo caldo o scarsamente illuminato?;
  4. valutare l’ingombro del carico, gli ostacoli nell’ambiente e nel percorso, la durata e la rapidità richiesta.
  5. chiedersi se ci sono attività ripetitive, che vanno eseguite con arti superiori per più di un’ora al giorno, o che richiedono l’applicazione della forza con entrambe le mani, o che vanno condotte assumendo posizioni scomode per lungo tempo. 

Se, alla luce di tutto questo, non sarà possibile garantire l’idoneità del lavoro o della situazione, si dovranno adottare soluzioni correttive, come l’introduzione di ausili meccanici, la riduzione della distanza da percorrere, la rimozione degli ostacoli e la distribuzione del compito su più persone. 

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