Il rischio elettrico è uno dei principali fattori di pericolo per installatori e manutentori di impianti elettrici. L’elettricità costituisce un componente pericolosissimo e il contatto con il corpo umano può comportare danni di entità variabile. In questo articolo ne approfondiamo le conseguenze, soffermandoci in particolar modo sugli infortuni mortali e sugli aspetti che un’attività di prevenzione attenta e aggiornata dovrebbe includere per ridurne l’incidenza.
Fattori di rischio nell’installazione di impianti elettrici
L’analisi degli infortuni e delle malattie professionali, rivela che chi lavora nell’ambito dell’impiantistica elettrica ed elettronica deve tenere conto della compresenza di diversi fattori di rischio specifici:
- la necessità di un impegno fisico “corporeo” importante;
- l’occorrenza di continui spostamenti durante il lavoro con la relativa esposizione a infortuni con mezzo di trasporto;
- soprattutto, l’esistenza di un rischio “invisibile” pericolosissimo (elettricità) che richiede un’attenzione costante e rigorosa all’organizzazione, all’ambiente, al comportamento.
Pur non essendo l’unico elemento di rischio in questo ambito di attività, l’elettricità ha però effetti sul corpo peculiari.
Effetti dell’elettricità sul corpo umano
Il nostro organismo è composto da cellule costituite prevalentemente da acqua e strutturate da legami elettrochimici: il corpo umano è dunque di per sé un conduttore elettrico.
Gli esiti che la corrente può avere sul corpo umano sono molteplici e comprendono il marchio elettrico, un’ustione nel punto di contatto con la sorgente di corrente elettrica; effetti sugli organi interni, diversi a seconda delle possibili linee di attraversamento della corrente sul corpo (contratture muscolari, blocco dell’attività nervosa e cardiaca). Ma anche traumi per urti o cadute conseguenti all’elettrocuzione. Da non dimenticare poi le lesioni da correnti naturali, rappresentate dai fulmini che hanno un’intensità di un milione di Volt e che, se colpiscono direttamente l’organismo, portano a morte immediata.
L’arco voltaico è invece una modalità lesiva particolare che si manifesta quando l’organismo entra in contatto con un flusso di corrente condotto attraverso l’aria tra due conduttori: caratteristico dell’industria dedita alla produzione di energia elettrica, l’arco produce imponenti lesioni da calore ad esempio quando un soggetto passa tra due bobine e funge da intermedio. A seconda della gravità della folgorazione, possono verificarsi ustioni più o meno circoscritte, l’eventuale perdita di coscienza, la carbonizzazione dei tessuti e ustioni molto profonde, l’arresto respiratorio e la fibrillazione cardiaca.
Rischio elettrico e infortuni mortali
Infor.MO è un sistema di sorveglianza nazionale degli infortuni mortali e gravi sul lavoro.
Nato grazie a un progetto di ricerca sperimentalmente avviato dall’Ispesl (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro) e dal Ministero della Salute, è indicato nel Piano Nazionale di Prevenzione del Ministero della Salute (2020-25) tra i sistemi di sorveglianza attivi utili alla programmazione di interventi di prevenzione promozione, assistenza e controllo.
Per avere una panoramica completa dei casi in cui sono stati coinvolti installatori e manutentori di impianti elettrici o loro aziende, ma anche – in modo più esteso – di infortuni in cui il decesso è derivato da un contatto elettrico, abbiamo predisposto un Approfondimento a parte1.
La varietà delle situazioni descritte darà sicuramente l’idea della complessità del quadro in cui questi avvenimenti si verificano. Sarà però evidente anche l’inadeguatezza di misure preventive che non tengono conto delle caratteristiche costitutive della persona umana reale per come ce le rivelano, invece, alcune importanti conoscenze attuali.
Veloci o precisi? La prevenzione nel mondo reale
Abbiamo visto che nelle dinamiche degli infortuni concorrono aspetti dell’ambiente, dell’organizzazione, di impianti, macchine e attrezzature, delle singole persone nei loro ruoli. Abbiamo visto anche le relazioni tra questi aspetti e la loro mutevolezza.
La prevenzione “dopo”, col senno di poi, sembra facile; purtroppo non sempre lo è prima anche per via di una non adeguata interpretazione e considerazione della persona in quanto tale.
Come esseri umani siamo infatti condizionati nelle nostre scelte dalla convivenza di diversi fattori.
Il primo riguarda le modalità con cui prendiamo delle decisioni e agiamo.
Tutti noi viviamo la maggior parte della nostra vita in un modo che possiamo definire “veloce e approssimativo”. È l’evoluzione avvenuta in milioni di anni che ci ha fatti e selezionati così.
Riusciamo anche ad essere “logici ed esatti”, ma è una modalità che ci richiede concentrazione ed energia, e la utilizziamo solo quando la modalità “veloce e approssimativa” rileva qualcosa che da sola non può affrontare. Tuttavia, il sistema “veloce” è appunto “approssimativo” e può fallire nel capire le situazioni di pericolo (soprattutto quelle non naturali che caratterizzano la vita nella nostra società): è perciò evidente che la prevenzione non può basarsi sull’istinto e sulla buona volontà.
Il secondo elemento riguarda il condizionamento derivato dalle emozioni e dai pregiudizi.
Spesso siamo sicuri delle nostre idee anche quando ci sbagliamo. Le emozioni influiscono molto sull’elaborazione di giudizi e scelte intuitive. L’intuizione esperta ci appare magica, ma non lo è. Se queste affermazioni ci sembrano verosimili, allora può essere necessario soffermarci rapidamente sul tema delle euristiche e degli errori sistematici:
- l’euristica è un tipo di approccio alla risoluzione dei problemi che non segue un chiaro percorso, ma che si affida all’intuito e allo stato temporaneo delle circostanze;
- gli errori sistematici (bias, in inglese), sono preconcetti che ricorrono in maniera prevedibile in particolari circostanze.
Chi vuole lavorare (o organizzare il lavoro) in sicurezza, difficilmente sarà efficace se non si rende conto delle reali caratteristiche del nostro modo di essere, pensare e quindi agire.
Operatori della prevenzione, datori di lavoro, lavoratori e colleghi di lavoro… dovremmo tutti sforzarci di vedere gli altri (e noi stessi) non come vorremmo (ovvero esseri sempre razionali e attenti, sempre capaci di evitare l’errore), ma come persone che generalmente vivono in modo “veloce” e dunque “approssimativo”.
Così facendo, potremmo imparare le modalità organizzative e di comportamento che impediscono gli “errori sbagliati”.
Questo ci aiuterebbe ad assumere un atteggiamento più vero e perciò utile.
Note all’articolo
1. Sono infortuni con esito mortale accaduti ad elettricisti durante la loro tipica attività di installazione di linee e impianti, di ricerca di guasti, di riparazione, con diversi tipi di tensione elettrica, ma anche accaduti ad altre professioni e in molti luoghi diversi. Sicuramente in lavori edili ma anche in agricoltura e zootecnia (es. potatura di alberi, scarico letame), in ambiente fieristico o giostre, su linee ferroviarie, utilizzando PLE, in pizzeria da asporto o magazzini verticali, durante lo scarico di acqua o utilizzo di idropulitrice. Con il concorso di condizioni meteorologiche avverse o della “semplice” caduta o mancanza di una vite. Lavoratori regolari, ma anche irregolari e pensionati.”