La viabilità: un punto critico per la sicurezza di chi si occupa di logistica

Logistica e viabilità: come ridurre i rischi?

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Logistica e viabilità sono strettamente connesse. Chi lavora in questo ambito, si occupa di varie attività, che vanno dal trasporto di merci e persone, alla gestione dei flussi in entrata e in uscita: ecco perché, oltre alla rete stradale vera e propria, è indispensabile disporre di vie interne ed esterne all’azienda adeguate, governate secondo precisi criteri di efficienza ed ergonomia. 

Il rischio di infortunio legato alla viabilità

Osservando i dati relativi ai rischi degli addetti alla logistica, si nota una particolarità. Questo settore presenta infatti un indice infortunistico più alto rispetto sia alle attività manifatturiere, sia alle attività di trasporto, soprattutto per quello che riguarda i “luoghi dedicati principalmente al magazzinaggio, al carico e allo scarico” e i “luoghi aperti al transito del pubblico (vie d’accesso e vie di circolazione)”. Se si analizza il tipo di lavoro svolto durante gli infortuni, emerge che questi accadono principalmente durante le seguenti attività: “camminare, correre, salire, scendere etc.”, “trasporto a mano di carichi (portare)”, “trasporto verticale, sollevare, alzare, portare in basso un oggetto” e “condurre un mezzo di trasporto o un’attrezzatura di movimentazione – mobile e motorizzata”.
È chiaro quindi che per impedire che avvengano infortuni di questo tipo, occorre progettare un’adeguata viabilità delle aree di lavoro e studiare procedure idonee all’eliminazione del rischio di movimentazione di carichi mediante mezzi di trasporto.  

Viabilità esterna e interna nella logistica: cosa dice la legge

L’allegato IV del D. Lgs. 81/08 detta le caratteristiche principali delle vie di circolazione. Vediamo cosa dice il testo: 

  • 1.4.1. Le vie di circolazione, comprese scale, scale fisse e banchine e rampe di carico, devono essere situate e calcolate in modo tale che i pedoni o i veicoli possano utilizzarle facilmente in piena sicurezza e conformemente alla loro destinazione e che i lavoratori operanti nelle vicinanze di queste vie di circolazione non corrano alcun rischio.
  • 1.4.2. Il calcolo delle dimensioni delle vie di circolazione per persone ovvero merci dovrà basarsi sul numero potenziale degli utenti e sul tipo di impresa.
  • 1.4.3. Qualora sulle vie di circolazione siano utilizzati mezzi di trasporto, dovrà essere prevista per i pedoni una distanza di sicurezza sufficiente.
  • 1.4.4. Le vie di circolazione destinate ai veicoli devono passare ad una distanza sufficiente da porte, portoni, passaggi per pedoni, corridoi e scale.
  • 1.4.5. Nella misura in cui l’uso e l’attrezzatura dei locali lo esigano per garantire la protezione dei lavoratori, il tracciato delle vie di circolazione deve essere evidenziato.
  • 1.4.6. Se i luoghi di lavoro comportano zone di pericolo in funzione della natura del lavoro e presentano rischi di cadute dei lavoratori o rischi di cadute d’oggetti, tali luoghi devono essere dotati di dispositivi per impedire che i lavoratori non autorizzati possano accedere a dette zone.
  • 1.4.7. Devono essere prese misure appropriate per proteggere i lavoratori autorizzati ad accedere alle zone di pericolo.
  • 1.4.8. Le zone di pericolo devono essere segnalate in modo chiaramente visibile.
  • 1.4.9. I pavimenti degli ambienti di lavoro e dei luoghi destinati al passaggio non devono presentare buche o sporgenze pericolose e devono essere in condizioni tali da rendere sicuro il movimento ed il transito delle persone e dei mezzi di trasporto.
  • 1.4.10. I pavimenti ed i passaggi non devono essere ingombrati da materiali che ostacolano la normale circolazione.
  • 1.8.3. I posti di lavoro, le vie di circolazione e altri luoghi o impianti all’aperto utilizzati od occupati dai lavoratori durante le loro attività devono essere concepiti in modo tale che la circolazione dei pedoni e dei veicoli può avvenire in modo sicuro.

Infine, si aggiunge un punto importante per l’applicazione di queste norme: 

  • 1.8.4. Le disposizioni di cui ai punti 1.4.1, 1.4.2, 1.4.3, 1.4.4, 1.4.5, 1.4.6, 1.4.7, 1.4.8, sono altresì applicabili alle vie di circolazione principali sul terreno dell’impresa, alle vie di circolazione che portano a posti di lavoro fissi, alle vie di circolazione utilizzate per la regolare manutenzione e sorveglianza degli impianti dell’impresa, nonchè alle banchine di carico.

Viabilità esterna: gli obblighi del datore di lavoro

La viabilità esterna riguarda le aree di entrata e uscita dal sito aziendale, come piazzali e aree di ingresso di pertinenza dell’azienda stessa. Per queste, il Datore di Lavoro (abbreviato in DDL) deve predisporre un vero e proprio “Piano di Viabilità Aziendale” che tenga conto di diversi aspetti. 

Segnaletica, dispositivi e indicazioni di circolazione

La segnaletica, sia verticale che orizzontale, deve rispondere a quanto descritto dall’art. 162 c. 3 del D.Lgs. 81/08: “Il datore di lavoro, per regolare il traffico all’interno dell’impresa o dell’unità produttiva, fa ricorso, se del caso, alla segnaletica prevista dalla legislazione vigente relativa al traffico stradale, ferroviario, fluviale, marittimo o aereo, fatto salvo quanto previsto nell’ALLEGATO XXVIII.” Questo comporta, dunque, che vengano individuati sensi di marcia capaci di limitare l’intersezione dei flussi veicolari e che siano predisposte delle vie di circolazione dei mezzi di larghezza adeguata ai veicoli autorizzati all’ingresso in azienda. A questo scopo, sono utili dispositivi di ausilio come specchi convessi alloggiati in punti in cui la visuale è limitata.
Molto importante inoltre è il limite di velocità che deve essere imposto anche attraverso l’installazione di dossi o strozzature stradali. 

Le piazzole: un’area potenzialmente pericolosa

Un’attenzione particolare va riservata alle piazzole, ossia quelle aree affacciate al magazzino dove avvengono le manovre dei mezzi in entrata e in uscita dopo lo scarico o il carico della merce: è qui infatti che il rischio di investimento risulta più elevato. Queste piazzole devono pertanto rispettare i seguenti requisiti: 

  • Profondità di almeno 30 m;
  • Distanza tra le banchine di almeno 3,7 m per assicurare la discesa sicura dei conducenti che scendono dal posto di guida e si spostano tra i mezzi;
  • Segnaletica orizzontale per indicare le aree di stazionamento dei mezzi;
  • Segnaletica verticale per interdire l’accesso alle persone; 
  • Aree dedicate agli autisti in prossimità delle baie di carico e percorsi per raggiungerle anche dotate di barriere fisiche (paletti). 

I lavoratori e l’autista

Anche i lavoratori che possono trovarsi nelle aree di viabilità esterne devono essere tutelati. È dunque necessario minimizzare il rischio di investimento aumentando la loro visibilità mediante indumenti ad alta visibilità come regolamentato dalla norma tecnica UNI EN ISO 20471:2017.
Per quanto riguarda l’autista, che solitamente è una figura esterna all’azienda, occorre predisporre una procedura o un’informativa semplice con indicazioni chiare sulla postazione sicura in cui sostare e sui percorsi per raggiungerla.

I mezzi di trasporto

I moderni mezzi di trasporto sono dotati di impianto di blocco delle ruote automatizzato per impedire l’avvio intempestivo del mezzo. In mancanza di questo dispositivo andranno usati degli appositi cunei per fissare le ruote. Anche in fase di retromarcia il rischio può essere abbattuto grazie a dispositivi di ausilio visivo e di rilevamento ostacoli installati sui mezzi che consistono in: sistemi che consentono di ripristinare la visibilità degli angoli morti attraverso una telecamera.

Viabilità interna: come renderla sicura?

La viabilità interna riguarda i reparti aziendali, come magazzini e aree di produzione. Come nel caso della viabilità esterna, anche per quella interna è fondamentale lavorare a un “Piano di Viabilità Aziendale” che deve essere studiato e modulato in base alla grandezza e alla complessità dello stabilimento.
In linea generale, possiamo sintetizzare questa procedura in tre macro fasi. 

Tre step per la sicurezza della viabilità interna

Il primo step prevede l’analisi dei flussi e delle modalità di circolazione di mezzi e pedoni: procedendo per zone omogenee si dovranno individuare le traiettorie tipiche dei mezzi, i punti di intersezione con i percorsi pedonali, le manovre critiche (retromarce, svolte “cieche”, attraversamenti obbligati) e le zone critiche dove, per esigenze produttive, non è possibile separare i percorsi pedonali da quelli dei mezzi.

Il passaggio successivo implica la traduzione di questa analisi in valutazione dei rischi, che va integrata nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Per ogni area si analizzano quindi i potenziali eventi critici (investimenti, urti a strutture, cadute di carico, interferenze tra mezzi) e quali misure organizzative, infrastrutturali o tecnologiche occorre attuare (segnaletica, procedure, barriere, tecnologie anticollisione, regole di accesso).

Come ultimo passo bisogna mettere in pratica le misure di prevenzione stabilite nello step precedente secondo tempistiche idonee per garantire un miglioramento continuo: si può partire dalle misure di tipo organizzativo come segnaletica minima, regole di accesso e di sosta, gestione delle aree di attesa per i trasportatori e così via. Si può procedere poi con le misure strutturali, come la riprogettazione dei corridoi interni, l’adozione di barriere e dissuasori, la ridefinizione delle baie e dei percorsi di manovra, la gestione dei percorsi in aree promiscue, l’ottimizzazione di stoccaggi e isole ecologiche; per arrivare anche a misure tecnologiche di supporto quali semafori, sensori, sistemi anticollisione, monitoraggio in tempo reale dei flussi di circolazione.

Segnaletica orizzontale e verticale adeguata 

Dunque, la viabilità interna negli stabilimenti è cruciale per la sicurezza e l’efficienza e, in generale, richiede una chiara separazione tra percorsi pedonali e veicolari, una segnaletica orizzontale e verticale adeguata, e una progettazione specifica delle vie di circolazione (larghezza sufficiente, rampe < 10% per mezzi, passaggi pedonali dedicati).
Rispetto alla viabilità esterna, in quella interna occorrerà tenere conto del maggiore passaggio pedonale che va a intersecarsi con quello dei mezzi (tipicamente carrelli elevatori, commissionatori, transpallet etc.). È quindi necessario prevedere una segnaletica orizzontale sulla pavimentazione che preveda queste interferenze. 

Vie di circolazione adatte al passaggio promiscuo di mezzi e persone 

Per le vie di circolazione dedicate ai mezzi, la larghezza da prevedere deve essere pari alla larghezza del carrello/i (o del/i carico/i trasportato/i) maggiorata di 1 m se la via di circolazione è a senso unico e di 1.40 m se la via di circolazione è a doppio senso; l’altezza del passaggio deve essere pari all’altezza massima del mezzo (o del suo carico) maggiorata di almeno 30 cm.
I percorsi pedonali invece devono avere una larghezza minima di 0.8 m ed essere, possibilmente, protetti il più possibile dai mezzi con barriere fisiche (paletti e catenelle).

Attenzione ai mezzi utilizzati 

I mezzi utilizzati all’interno dei magazzini possono essere carrelli elevatori, commissionatori e transpallet sia con conducente a bordo che non. Per tutti è essenziale la manutenzione periodica con verifica della buona funzionalità dei dispositivi anti-infortunio come ad esempio il cicalino nel carrello elevatore: quando questo procede in retromarcia deve segnalare ai pedoni la presenza del carrello in movimento onde evitare investimenti.
Ad oggi inoltre i vari mezzi utilizzati in azienda possono essere dotati di tecnologie utili a scongiurare il pericolo di investimento dei pedoni: sensori a infrarossi, scanner laser o dispositivi con sistema a radiofrequenza per il riconoscimento della presenza di ostacoli, altri mezzi o persone a terra.

Viabilità (interna o esterna) e logistica, lo dicevamo all’inizio, vanno a braccetto: un Piano di Viabilità Aziendale è dunque lo strumento indispensabile per ridurre gli infortuni e ottimizzare i flussi di merci, mezzi e persone.

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