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Lesioni nella movimentazione manuale dei carichi: misure preventive

Lesioni da sforzo lavoro correlato: come prevenirle

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Come abbiamo visto anche in altri articoli, il rischio da sovraccarico biomeccanico può interessare, in modi differenti, diverse situazioni di lavoro. Può essere legato al compito che si sta svolgendo, ad esempio durante la movimentazione manuale dei carichi; o può derivare dalla frequenza con cui si compie l’azione (movimenti ripetitivi). Oppure ancora, può essere connesso alla postura incongrua adottata durante l’attività.
Quando è così, ovvero quando si rileva una condizione di lavoro non accettabile, è importante intervenire con misure preventive che riducono l’esposizione dei lavoratori al rischio di lesioni.
Vediamo quali sono le principali e in cosa consistono.    

Misure preventive strutturali: ausili, design dell’oggetto, ambiente di lavoro

Le misure preventive per la riduzione del rischio da sovraccarico biomeccanico possono essere suddivise in due tipologie: azioni strutturali e azioni organizzative.
Del primo tipo fanno parte tutti quegli interventi che si concentrano sulle attrezzature, sul carico e sull’ambiente di lavoro.

Strumenti e attrezzature

Quando possibile, è sempre consigliabile il ricorso a strumenti di lavoro meccanizzati, che riducono al minimo il rischio di sovraccarico biomeccanico.
Ne sono un esempio gli impianti di sollevamento che, previa di un’adeguata formazione del personale addetto, limitano gli sforzi fisici e le lesioni correlate.

impianti di sollevamento

L’uso della forza non è tuttavia l’unico fattore che può incidere nell’esposizione al rischio. Altrettanto importante è la valutazione delle distanze e dei movimenti necessari per lo spostamento dei carichi rispetto al corpo e alla postura neutra.
Anche in questo caso, è possibile adottare soluzioni tecniche ausiliarie, come carrelli, piattaforme e transpallet regolabili in altezza per eliminare eventuali dislivelli tra i piani di lavoro.

carrelli, piattaforme e transpallet regolabili in altezza per eliminare eventuali dislivelli tra i piani di lavoro.

Conformazione dell’oggetto

Qualunque sia l’azione da compiere, la configurazione dell’oggetto incide sulla sicurezza dei lavoratori incaricati alla sua movimentazione. Massa, forma, dimensioni, resistenza al movimento, rigidità e presenza o meno di impugnature sono infatti elementi da considerare prima di procedere al suo utilizzo. 
Facciamo qualche esempio di condizioni in cui il design dell’oggetto può rappresentare un rischio per l’incolumità di chi lo movimenta: 

  • una o più dimensioni eccedono la larghezza della spalla; 
  • un baricentro dell’oggetto non è posizionato centralmente; 
  • sono presenti spigoli vivi o la forma dell’oggetto non permette di afferrarlo in modo congruo; 
  • la superficie è molto calda o molto fredda;
  • il contenuto è pericoloso. 

Tutte queste circostanze contribuiscono a incrementare il rischio perché ostacolano la corretta movimentazione e costringono l’operatore ad adottare, anche involontariamente, posture o comportamenti scorretti e potenzialmente pericolosi.
Questo vale anche per le situazioni all’apparenza più innocue. Pensiamo, ad esempio, a un cartone sigillato che non presenta indicazioni sul suo contenuto. La semplice osservazione esterna non è sufficiente a una valutazione accurata: l’addetto potrebbe quindi assumere posture o applicare procedure di spostamento non consone, dannose per sé, per gli altri e per l’oggetto stesso. 

Ambiente di lavoro

Il luogo di lavoro è altrettanto determinante per la sicurezza e la salute dei lavoratori: le sue caratteristiche generali influiscono infatti sulle condizioni fisiche e sull’attenzione posta all’attività.
La circolazione dell’aria interna ed esterna, ad esempio, deve essere regolata sulla base della temperatura dell’ambiente. Le correnti d’aria fredda raffreddano il corpo esponendo i muscoli a rischi, ma se l’attività si svolge all’interno di aree surriscaldate, è invece necessario prevedere pause in ambienti più freschi.Lo stesso vale per la luce e il rumore: i loro livelli devono essere tali da garantire un’adeguata visibilità e concentrazione, poiché il contrario può produrre sforzi e distrazioni.
Considerazioni analoghe vanno fatte anche nel caso in cui si operi all’aperto: in questo caso, infatti, sarà fondamentale accertarsi che le condizioni metereologiche consentano lo svolgimento in sicurezza dell’attività e attrezzarsi, quando possibile, con strumenti adeguati (ad esempio, per lo spostamento di oggetti ingombranti o dalla superficie ampia zone molto ventose).

Prevenire i rischi con l’organizzazione, la formazione e l’informazione 

Alle misure strutturali vanno inoltre affiancate adeguate azioni correttive in senso organizzativo, formativo e informativo. Prevedere ritmi di lavoro sostenibili, con pause adeguate e rotazione dei compiti legati alla movimentazione manuale dei carichi sono alcune di queste azioni.
I tempi di recupero devono essere coerenti con il tipo di mansione eseguita: ad esempio, per evitare lesioni al rachide, è necessario prevedere un’ora di riposo funzionale per ogni ora di trasporto e movimentazione manuale, se si vuole un tempo di recupero ottimale per questo aspetto del rischio.
È inoltre importante che tutte le azioni vengano svolte in condizioni ottimali, ovvero in postazioni di lavoro organizzate in modo opportuno per evitare posture incongrue (come una torsione eccessiva nella movimentazione dei carichi).

Condizioni ottimali: postazioni di lavoro organizzate per evitare posture incongrue

I principi base dell’ergonomia sono una guida essenziale per valutare ed eventualmente ripensare i luoghi di lavoro.

Tutto questo deve essere accompagnato da un’attività complementare (attenzione, non sostitutiva!) di formazione e informazione del personale. Coinvolgere attivamente i lavoratori significa sensibilizzarli sulla presenza e sulla natura del rischio e attivare un sistema di (auto)controllo che può potenzialmente migliorare le condizioni di lavoro di tutti. Per essere efficace, la formazione deve essere correlata al lavoro e ripetuta a intervalli regolari.
Ma cosa dovrebbe trattare un programma formativo e informativo? Alcuni argomenti relativi alla movimentazione manuale dei carichi possono essere:

  • come riconoscere le operazioni potenzialmente pericolose, come gestire quelle sconosciute e come promuovere miglioramenti; 
  • l’uso appropriato di strumentazioni e attrezzature; 
  • tecniche di movimentazione; 
  • elementi di progettazione e valutazione dell’oggetto e del contesto; 
  • principi e buone pratiche legate alla salute della schiena, come anatomia e fisiologia ed esercizi per rinforzare e allungare i muscoli posteriori.

Un caso particolare: la movimentazione di “carichi vivi”

Tutto quello che abbiamo visto sin qui è vero per carichi inanimati, come materiali e imballaggi di varia natura. Tuttavia, esistono professioni in cui le operazioni di movimentazione riguardano persone o animali, che rappresentano un caso a parte per via della loro peculiarità.
Gli animali domestici o selvatici possono infatti compiere azioni e movimenti imprevedibili, causa di spostamenti e sbilanciamenti improvvisi. In queste situazioni, l’esperienza e la formazione dell’operatore è fondamentale.

Anche le professioni mediche e infermieristiche e di assistenza a persone non autosufficienti in residenze o a domicilio,  non sono esenti da infortuni o malattie correlate al sovraccarico biomeccanico. Basti pensare che la movimentazione manuale di persone non autosufficienti, anche quando svolta da due persone, esercita sul rachide una sollecitazione di gran lunga maggiore rispetto ai limiti previsti. Per questo, è necessario adottare tutte le misure di prevenzione – strumentali e organizzative – utili a limitare il rischio e agire, per quanto possibile, con la massima collaborazione del paziente.
Ma questo è un tema che, soprattutto nelle attività a domicilio, richiede anche una riflessione specifica.

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