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Installazione di impianti elettrici: un lavoro esposto a rischi 

Elettricisti, installatori e manutentori di linee e attrezzature elettriche sono esposti a rischi di diversa natura

Indice dei contenuti

L’installazione di impianti elettrici è compresa nella più ampia categoria dei “Lavori di costruzione specializzati” che include attività inserite nella sezione F divisione 43 (F43) della classificazione ATECO1 delle attività economiche.
Ma elettricisti, installatori e manutentori di linee e attrezzature elettriche ed elettroniche sono presenti in molte aziende di altri settori.
E, durante il loro lavoro, sono esposti a rischi di diversa natura: vediamo i principali in questo articolo.

L’elettricità: una componente del nostro corpo

L’elettricità così come la conosciamo e utilizziamo oggi, è comparsa negli ultimi decenni dell’Ottocento. Da quel momento in poi ha letteralmente invaso la quotidianità dell’uomo, imponendosi come strumento di lavoro, di sviluppo e di vita.
In realtà, tendiamo a dimenticare che l’elettricità è sempre stata presente in almeno altre due forme. Una molto evidente e pericolosa: i fulmini. Un’altra più nascosta ma fondamentale: in ogni singola cellula di ogni essere vivente, compreso l’uomo.
Sì, perché l’uomo esiste solo per un delicatissimo e complicatissimo lavorio elettrico di ogni sua cellula e delle sue parti. Come noto, infatti, il corpo umano è composto da cellule, a loro volta costituite prevalentemente da acqua e strutturate da legami elettrochimici: una conformazione che ci permette di paragonare il corpo umano ad un conduttore elettrico.
Non è questo il luogo per approfondire, ma è importante ricordare che siamo estremamente vulnerabili ad ogni modifica indotta in noi dall’elettricità che la tecnologia ci fornisce in ogni luogo e in ogni momento.Il rischio elettrico – a cui dedicheremo un articolo a parte – è dunque presente e reale, e merita attenzione costante e rigorosa dal punto di vista organizzativo, ambientale e comportamentale. Eppure, non è l’unico fattore di pericolo insito in questa professione. A questo si aggiunge infatti la necessità di un impegno fisico importante e di continui spostamenti durante il lavoro, come dimostra l’analisi degli infortuni (compresi quelli mortali) e delle malattie professionali correlate.

Una panoramica generale

Per ricavare una panoramica del settore e trarre alcune osservazioni macroscopiche sui rischi a cui questa categoria di lavoratori è maggiormente esposta, abbiamo preso in esame i dati relativi all’Emilia-Romagna. Per le sue caratteristiche (quantità di operatori e “qualità” del tessuto sociale) questa regione può fungere infatti da indicatore di una situazione più diffusa.
In Emilia-Romagna, nel periodo 2017-2021, l’attività di installazione di impianti elettrici2 conta la presenza di 7.324 aziende (PAT3) in media e di 24.133 addetti con una dimensione media di 3,3 addetti per azienda (dati SIRP-ER4).
Come si può vedere dal grafico riportato, la maggior parte delle aziende con attività di installazione di impianti elettrici ha un numero di addetti compreso tra 1 e 3: si tratta dunque di un’attività prevalentemente artigianale.

Elettricisti: aziende per classe di addetti

Sono presenti, tuttavia, anche aziende di dimensioni più grandi: se circa la metà dei lavoratori opera in aziende con meno di 10 addetti, il 29% lavora infatti in aziende con più di 50 addetti.

Elettricisti: aziende con più di 50 addetti

L’analisi delle aziende e degli addetti presenti in questa Classe ATECO (F43.21) evidenzia la prevalenza dell’attività di installazione di impianti elettrici e un numero significativo di attività di installazione di impianti elettrici ed elettronici. Più limitata, invece, l’attività di installazione di impianti di illuminazione stradale, che viene effettuata in aziende di maggiore dimensione (quelle con una media di 24 addetti per azienda).

Un alto indice di rischio per infortunio   

Sempre per questa regione e per queste attività è possibile analizzare gli infortuni accaduti e proporre una lettura mediante indicatori di rischio (tasso grezzo di infortuni ovvero numero di infortuni ogni 1.000 addetti in un anno5).

Indicatori di rischio infortunio

Il confronto con le “Attività manifatturiere” evidenzia che le attività di installazione di impianti elettrici hanno un rischio di infortunio più alto per tutte le tipologie di infortunio, con l’eccezione per gli infortuni in itinere. E tuttavia è rilevante notare che per gli infortuni con mezzo di trasportosul luogo di lavoro (diverso dunque dall’infortunio in itinere) l’indice è 4 volte superiore. In queste attività si è verificato infatti 1 infortunio con mezzo di trasporto ogni 14 infortuni sul luogo di lavoro, in genere con un esito più grave.

infortuni con mezzo di trasporto sul luogo di lavoro

Considerando il genere della persona infortunata, risulta una netta prevalenza maschile, meno accentuata per gli infortuni in itinere.

Genere della persona infortunata

Considerando invece la nazione di nascita della persona infortunata, risulta che circa il 15,8% degli infortunati non è nato in Italia.

nazione di nascita della persona infortunata

Per quanto riguarda l’età, la maggior parte degli infortunati aveva un’età inferiore a 60 anni.
Per le età estreme, il 2,1% degli infortunati aveva da 15 a 19 anni e il 2,1% aveva più di 65 anni di età.

Numero di infortuni per età

La percentuale di infortuni gravi rispetto agli infortuni riconosciuti cresce con l’età risultando più alta dai 60 ai 69 anni di età.

Infortuni gravi per classe di età

La compresenza di più fonti di rischio

Un’analisi più approfondita sulla dinamica e sulla tipologia degli infortuni registrati aiuterà a interpretare ulteriormente questi dati. In questa sede ci interessa però sottolineare che, come si evince dalla panoramica vista sin qui, le attività di installazione di impianti elettrici comportano un rischio di infortunio più alto rispetto ad altre attività manifatturiere.

Rischi che possono essere legati all’ambiente di lavoro, al proprio operato o a quello di altre imprese presenti nello stesso cantiere, classificabili più in generale in: 

  • rischi di natura organizzativa, in riferimento ai luoghi in cui si opera o ai rischi propri o derivati dalle “interferenze” di altre imprese; 
  • rischi legati alla sicurezza di macchine, apparecchiature, opere provvisionali, ambiente e luoghi di lavoro; 
  • rischi di natura igienico-ambientale legati alla presenza di fattori chimici (polvere, fumi, gas, sostanze chimiche), fisici (rumore, vibrazione, ecc.); 
  • rischi di natura ergonomica dovuti alle posizioni di lavoro (movimentazione manuale dei carichi, movimenti ripetitivi, uso eccessivo di forza, posture incongrue). 

Non bisogna dimenticare infatti che, al di là delle declinazioni specifiche di ogni settore, ciascun sistema di lavoro è composto da 4 elementi che interagiscono tra loro: la persona, l’ambiente, le macchine o le attrezzature, l’organizzazione.
Spesso i danni (e quindi, prima di essi, i rischi) derivano non solo dal singolo elemento, ma dalla compresenza e dall’interazione di più fattori, che è quindi essenziale valutare adeguatamente.


Note all’articolo:

1. L’ATECO è la classificazione delle attività economiche adottata dall’Istat per finalità statistiche, cioè per la produzione e la diffusione di dati statistici ufficiali. Il codice ATECO di basa su 6 livelli che indicano: sezioni (lettere), divisioni, gruppi, classi, categorie, sottocategorie.

2. Sono considerate le seguenti attività: F4321 Installazione di impianti elettrici; F43210 Installazione di impianti elettrici ed elettronici (inclusa manutenzione e riparazione); F432101 Installazione di impianti elettrici in edifici o in altre opere di costruzione (inclusa manutenzione e riparazione); F432102 Installazione di impianti elettronici (inclusa manutenzione e riparazione); F432103 Installazione impianti di illuminazione stradale e dispositivi elettrici di segnalazione.

3. Le PAT sono Posizioni Assicurative Territoriali, cioè indirizzi fisici dove vengono raggruppate le singole polizze assicurative. Una PAT non è assimilabile a un’unità produttiva perché può anche essere accentrata in altre sedi o nella sede legale.

4. SIRP E-R: Sistema Informativo per la Prevenzione della Regione Emilia-Romagna, è un portale che riunisce e rende fruibile il ricco patrimonio informativo disponibile sulla salute dei lavoratori.

5. T40 e PP16 – Gli infortuni gravi T40 sono quelli che hanno comportato un’assenza dal lavoro maggiore di 40 giorni. Gli infortuni gravi PP16 sono quelli che hanno comportato un’invalidità superiore al 15%.

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