Posture incongrue nei compiti ripetitivi: come muovere correttamente spalla, braccia e mani 

Posture incongrue: come riconoscerle per evitare i rischi

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Nel considerare i fattori di rischio legati ai compiti ripetitivi non bisogna trascurare quelli legati all’assunzione di una posizione scorretta o statica. Il rischio posturale, infatti, deve essere adeguatamente valutato dal personale competente e, qualora fosse presente, è necessario intervenire per correggere il difetto prima di tutto a livello ambientale e organizzativo. Postazioni e spazi di lavoro non progettati secondo i principi dell’ergonomia e una scarsa cultura della sicurezza sul lavoro possono portare a comportamenti erronei.
Vediamo in cosa consistono le posture incongrue degli arti superiori e come riconoscerle per imparare a evitarle o ridurle al minimo. 

Posture incongrue degli arti superiori: tutelare mani, braccia e spalle

Mani, braccia e spalle sono, insieme al collo e al tratto lombare le parti del corpo più esposte nell’esecuzione di compiti e mansioni di varia natura. Dal sollevamento e trasporto di carichi, fino al lavoro d’ufficio, gli arti superiori sono coinvolti in movimenti e posizioni ripetitivi che, se non corretti, possono portare all’insorgenza di disturbi di diverso tipo.
Anche la scelta di utensili sbagliati può comportare rischi che si ripercuotono su tutto il tratto, con conseguenze sia sulla salute del lavoratore, sia sul suo rendimento.
La flessione del polso, ad esempio, causa l’aumento della pressione nelle sue strutture profonde, che aumenta se contemporaneamente si esercita forza: a lungo termine, questo potrebbe causare un’infiammazione del tunnel carpale, solo per citare una delle casistiche più frequenti. 
È importante dunque conoscere le posture incongrue di mani, polso, gomito e spalla per cercare di eliminarle o limitarle il più possibile.

Posture incongrue della mano

Per la mano è importante considerare la presa, sia in termini di forza esercitata sia di posizione assunta.
Le posture incongrue della mano sono, in particolare: 

  • Pinch, ovvero la presa di precisione “a pinza”, ovvero realizzata tramite il pollice e le articolazioni distali delle dita; 
  • Power Grip, presa con forza con pollice e dita che avvolgono l’oggetto; 
  • Presa ad uncino, che prevede che l’oggetto sia agganciato con le dita leggermente richiuse, come per esempio per il manico di un secchio; 
  • Presa palmare che costringe a mantenere l’oggetto sul palmo della mano e con le dita aperte, non chiuse a pugno.

Posture incongrue del polso

Per quanto riguarda il polso, invece, è necessario prestare attenzione alle sue rotazioni e movimenti, evitando: 

  • l’estensione con la mano piegata all’indietro di oltre 45 gradi; 
  • la flessione con la mano piegata in avanti, verso il basso, di oltre 45 gradi; 
  • la deviazione radiale, con il lato della mano che si avvicina verso il radio sbilanciandosi quindi verso il pollice, superiore ai 15 gradi; 
  • la deviazione ulnare, con il lato della mano che si avvicina verso l’ulna sbilanciandosi quindi verso il mignolo, superiore ai 20 gradi.

Posture incongrue del gomito

Anche il gomito costituisce un elemento di attenzione durante lo svolgimento di compiti ripetitivi, soprattutto se sottoposto a: 

  • flessione con movimento dell’avambraccio, verso il braccio, per un angolo superiore ai 60 gradi 
  • estensione con spostamento dell’avambraccio che torna allineato al braccio, per il medesimo angolo; 
  • supinazione con rotazione del braccio verso l’esterno (il palmo della mano guarda verso l’alto) di oltre 60 gradi rispetto alla posizione neutra; 
  • pronazione con rotazione del braccio verso l’interno (il palmo della mano guarda verso il basso) di oltre 60 gradi.

Posture incongrue della spalla

La spalla è una delle articolazioni che ricevono più sollecitazioni, soprattutto durante le attività correlate alla movimentazione manuale dei carichi.
In questo caso, il rischio posturale riguarda: 

  • la flessione del braccio (sollevamento in avanti) per un angolo superiore agli 80 gradi rispetto alla verticale anatomica o di riposo; 
  • l’abduzione del braccio (sollevamento di lato) per lo stesso angolo; 
  • l’estensione (spostamento del braccio dietro al corpo) per un angolo superiore ai 20 gradi rispetto alla verticale.

3 criteri per valutare se una postura è incongrua

Per prevenire i rischi da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori, è essenziale tenere in considerazione tre parametri: angolo dell’articolazione (grandezza), frequenza di raggiungimento della postura (ripetitività) e tempo di mantenimento della stessa (durata).
Analizziamoli nel dettaglio per comprendere meglio di cosa si tratta e come si traducono all’atto pratico.

Angolo dell’articolazione

Rispetto alla posizione naturale di riposo, quanto è ampio il movimento che bisogna compiere e quindi quando ci si allontana rispetto all’angolo “neutro”? Questa è la domanda che bisogna porsi per verificare questa proprietà.
Ovviamente, a seconda dell’articolazione, ci sono tantissimi movimenti possibili ma un buon indicatore è il raggiungimento del 50% dell’angolo massimo possibile per quella parte del corpo. Quelli che abbiamo enumerato prima sono tutti esempi di movimenti che possiamo eseguire e a cui prestare particolare attenzione, soprattutto se combinati insieme (ad esempio, la mano che afferra un oggetto in estensione del polso). 

Frequenza di raggiungimento della postura

Quante volte si raggiunge una determinata posizione in un minuto o in un’ora di lavoro?
In questo caso, è fondamentale verificare anche il tipo di postura: se estrema e se coinvolge ripetutamente tendini, muscoli e legamenti ci può essere il rischio che questi si deformino o perdano elasticità nel tempo. 

Tempo di mantenimento della postura

Quanto a lungo viene mantenuta una postura? Soprattutto per posizioni estreme o altamente ripetitive, infatti, è necessario prevedere interventi correttivi che evitino problematiche a carico del sistema muscoloscheletrico degli arti superiori stessi.

Modificare i comportamenti incongrui e favorire – attraverso un’adeguata formazione e conformazione degli spazi – l’adozione di posture adeguate, è una tutela sia per la salute dei lavoratori, che per la qualità del lavoro svolto.

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