Come proteggere la spalla dal sovraccarico biomeccanico

Come proteggere la spalla dal sovraccarico biomeccanico

Indice dei contenuti

Le malattie del sistema osteomuscolare causate dal sovraccarico biomeccanico sono da anni quelle più frequenti tra i lavoratori. Di queste, le patologie a carico del rachide (la schiena) e della spalla sono le più ricorrenti, con un’incidenza rilevata nell’83,17% dei casi dal 2017 al 2021.
In particolare la spalla risulta coinvolta in un terzo dei casi.

La prevenzione e l’assunzione di comportamenti e posture corrette sono fondamentali per garantire la salute e il benessere dei lavoratori, anche in presenza di compiti ripetitivi.
Se non gestiti adeguatamente, questi possono infatti compromettere l’integrità fisica e il rendimento di chi li svolge, con danni all’individuo e a tutta l’azienda.
In questo articolo entriamo nel dettaglio delle buone pratiche che interessano nello specifico la spalla e la sua tutela dal rischio di sovraccarico biomeccanico.  

Grandi gruppi di patologie riconoscuite per anno protocollo
Dati nazionali. Periodo 2017-2021. (Analisi degli OPEN DATA INAIL resa disponibile da CIIP – Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione) [WMSDs = Work-Related Musculoskeletal Disorders])
WMSDs Malattie riconosciute Periodo 2107-2021

Malattie professionali e infortuni da sforzo: definizioni e differenze

Prima di addentrarci nell’analisi di ciò che riguarda la spalla, è utile ripassare alcune definizioni che ci aiutano a inquadrare il problema e ad utilizzare la terminologia giusta per descriverlo.
In particolare, ci interessa fornire l’indicazione precisa delle differenze tra malattia professionale e infortunio da sforzo.
Le malattie professionali sono patologie che insorgono durante un significativo periodo di tempo, variabile da malattia a malattia. Il rischio di manifestare uno di questi disturbi dipende da diverse attività svolte comprese eventuali azioni non lavorative caratterizzate comunque da sovraccarico.
Un infortunio sul lavoro è invece un evento che si realizza in un periodo di tempo limitato, il più delle volte in pochi minuti e comunque in un arco inferiore al turno di lavoro. Proprio la grande variabilità di questo tipo di avvenimento ha guidato lo sviluppo di codici standardizzati a livello europeo che permettono di raccogliere dati e individuare le diverse casistiche. L’iniziativa, chiamata ESAW (European Statistic of Accidents at Work), consente di analizzare gli infortuni tramite 8 variabili ESAW per identificare, ad esempio, anche gli infortuni da sforzo.
L’infortunio da sforzo è il risultato di un sovraccarico biomeccanico che potremmo definire “acuto” ma che probabilmente è stato preceduto da numerose altre azioni sovraccaricanti che caratterizzano i compiti lavorativi svolti.
L’analisi degli infortuni da sforzo effettuata per il territorio dell’Emilia-Romagna per il periodo 2017-2021, indica che il 5,5% degli infortuni totali riconosciuti è stato un infortunio da sforzo. La sede della lesione più frequente è il rachide, come ci si potrebbe facilmente aspettare, ma la seconda sede più frequente è la spalla. Ecco perché, per prevenire 1/3 delle malattie professionali (e numerosi infortuni da sforzo), occorre prestare molta attenzione alla nostra spalla durante il lavoro.

Infortuni da sforzo definiti positivamente

Osservare il gomito per tutelare la spalla

Gli arti superiori sono sempre in movimento e il loro movimento coinvolge tutte le loro parti. La spalla è il punto in cui ogni arto superiore (braccio, avambraccio e mano) si unisce al nostro corpo. È dunque naturale che la spalla sia sempre impegnata, e lo è anche nel mantenimento delle posizioni statiche. Ma se vogliamo proteggerla, dobbiamo controllare la posizione del gomito. Spesso sentiamo dire che non bisogna lavorare con la mano al di sopra del capo. La cosa più corretta, e più efficace, da fare è mantenere il gomito più possibile vicino al corpo: è questa la posizione naturale. Dalla posizione “naturale” il gomito si allontana indietro, di lato, in avanti. Fino a metà del movimento possibile, la spalla non è in difficoltà, ma se superiamo la metà di questo range la posizione diventa un rischio, poiché abbiamo raggiunto e superato quello che potremmo definire “indice di sicurezza della spalla”.

Posizione del gomito

Se superiamo il 50% del movimento possibile in una data direzione, diventa importante considerare la durata, ovvero il periodo di tempo in cui si rimane in quella posizione, e la forza impegnata.

Se ci troviamo a lavorare in queste condizioni, o notiamo che questo succede ai collaboratori, occorre ripensare alle modalità con cui il lavoro viene svolto, promuovendo una maggiore ergonomia sul posto di lavoro. Una migliore organizzazione delle postazioni, degli strumenti, delle modalità di svolgimento, infatti, potrebbe non solo garantire una migliore qualità del lavoro svolto, ma anche prevenire danni alla spalla e consentire la conservazione della capacità di lavoro negli anni.

Accortezze e movimenti a cui prestare attenzione

Il rischio di sovraccarico biomeccanico della spalla lo si riscontra nelle attività con movimenti ripetitivi degli arti superiori, nella movimentazione manuale di carichi, nella mobilizzazione di persone non autosufficienti, nel mantenimento di posizioni statiche. Non ci soffermiamo qui sulle tipologie di attività: ci basti ricordare che possiamo essere interessati quasi tutti in molte attività della vita quotidiana. 

Per facilitare il riconoscimento di quello che abbiamo chiamato “indice di sicurezza della spalla”, è bene sapere che a volte possiamo essere tratti in inganno. Ad esempio, quando siamo “piegati in avanti” (flessione del rachide) e le braccia sono a loro volta stese in avanti, la mano non è al di sopra del capo, ma il gomito è comunque ben distante dal corpo: l’indice di rischio è dunque presente.
Anche in alcune attività diffuse come l’uso del mouse, se prolungato e con un piano di appoggio troppo alto, la posizione del gomito potrebbe indicarci la presenza di un rischio (ascoltiamo le sensazioni dalla spalla e ce lo confermeranno).

Extrarotazione del gomito

C’è infine un’ulteriore posizione che dobbiamo cercare di evitare: si chiama “extrarotazione”. Immaginiamo di essere in piedi o seduti con il braccio in basso a fianco del corpo. Se pieghiamo il gomito fino a mettere l’avambraccio a 90° rispetto al braccio e poi portiamo la mano verso l’esterno, ecco che a livello della spalla creiamo una rotazione verso l’esterno (extrarotazione appunto). Anche questa è una postura a rischio per la spalla, da monitorare con grande attenzione.

Sovraccarico biomeccanico: chi è coinvolto?

Il tema del sovraccarico biomeccanico e della prevenzione delle malattie muscolo scheletriche è complesso e non si esaurisce certo qui. Oggi come oggi sono molti i materiali disponibili, tra cui leggi, norme tecniche, metodi per la valutazione del rischio, materiali informativi. E ci sono obblighi per le aziende perché la prevenzione è un dovere che comporta molti aspetti.

Alcuni materiali utili sono stati preparati apposta per essere efficaci, affidabili ma anche abbastanza semplici. Prova a consultarli: 

  • per sapere in quali settori si sono sviluppate le malattie professionali e quali sedi del nostro corpo sono coinvolte nei diversi settori (come suggerimento per alcune attenzioni in più nella valutazione del rischio e nella prevenzione a tutti i livelli), puoi fare riferimento a questo documento di approfondimento;
  • gli esiti non voluti del sovraccarico biomeccanico possono essere le malattie professionali ma ti suggeriamo di dare uno sguardo anche agli infortuni da sforzo (sede e natura della lesione, professioni coinvolte possono essere utili indicatori di una esposizione “attuale”), grazie a questo focus
  • infine, ricordiamo che tra i principali fattori di rischio di sovraccarico biomeccanico ci sono anche fattori psicosociali e in particolare: lavoro monotono, elevate richieste lavorative, scarso potere decisionale, insoddisfazione lavorativa, ritmi di lavoro imposti. Può essere pertanto opportuno un approfondimento dedicato.

Rimangono ovviamente molte altre cose che si potrebbero aggiungere, ma le rimandiamo ad eventuali altri interventi.

Siamo qui già soddisfatti se da ora in poi per salvaguardare la salute della spalla cominceremo ad osservare il gomito e, se è il caso, a costruire sicurezza per noi e per la nostra azienda.

TEST – Norme tecniche: un aiuto per la sicurezza

Con riferimento ad ISO TR 12295 (e pensando solo alla postura della spalla) proviamo a verificare le nostre conoscenze o convinzioni.

Una “condizione critica” che, anche se presente da sola, richiede già un intervento immediato di correzione in quanto costituisce un rischio non accettabile, si ha quando una o entrambe le braccia operano col gomito all’altezza della spalla:

  1. per il 50% o più della durata del compito ripetitivo.
  2. per il 70% o più della durata del compito ripetitivo
  3. per il 90% o più della durata del compito ripetitivo

Quando svolgiamo compiti ripetitivi e tutti gli altri elementi sono accettabili, per quanto riguarda la sola postura della spalla, il modo di svolgere il compito è accettabile se entrambe i gomiti sono al di sopra delle spalle al massimo per:

  1. il 10% della durata totale del compito ripetitivo
  2. il 25% della durata totale del compito ripetitivo
  3. il 50% della durata totale del compito ripetitivo

Risposte corrette: a,a

Condividi su

Articoli più letti

Cambiamento

Nessun consiglio Non mi dare un consiglio, ne ho già tanti. E come vedi, non mi sono serviti per cambiare. Non mi dire che devo

Seguici Su

Contenuti Tecnici

Vuoi rimanere sempre aggiornato

Iscriviti alla nostra Newsletter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *